In questi mesi ho ricevuto diverse sollecitazioni ad occuparmi del petrolio lucano. È venuto il momento che ne parli e dopo capirete il perché.

Forse non tutti sanno che la Val d’Agri, in Basilicata, fornisce (si dice così, ma in realtà non fornisce nulla, è semplicemente sfruttata) il 10% del petrolio nazionale. Questo dal 1998 quando venne stipulato un accordo fra Governo, Regione ed ENI. Anzi, stando a ciò che dice Wikipedia, in Val d’Agri potrebbe esserci addirittura il più grande giacimento petrolifero d’Europa.

Peccato che ora la Regione Basilicata sia contraria all’estensione delle trivellazioni sul proprio territorio, rivendicando un proprio ruolo decisionale, previsto peraltro dal titolo V della Costituzione, che, grazie al federalismo, aveva demandato anche alle Regioni competenze proprie in materia di produzione, trasporto e distribuzione dell’energia. Trattavasi di legislazione concorrente fra Stato e Regioni: “Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Dico “trattavasi” perché secondo la cosiddetta “legge di stabilità” di cui tanto si parla in questi giorni perché prevede l’aumento dell’IVA, tagli alla sanità, ed altre chicche, è previsto che la materia dell’energia torni nelle competenze esclusive dello Stato, come già era un tempo.

Forse non è un caso che proprio ora il nostro (mi spiace definirlo “nostro”, perché davvero non lo sento “mio”) governo si preoccupi di modificare nuovamente il titolo V della Costituzione, visto che, come detto, la Basilicata si oppone a nuove trivellazioni e la Puglia ha già detto no a trivellazioni al largo della costa e vicino alle Isole Tremiti, ed il TAR Lazio le ha pure dato ragione.

Sicuramente non è un caso che il Senato, dovendo decidere in proposito, abbia sentito proprio l’immarcescibile attuale amministratore delegato di ENI Paolo Scaroni (sì, proprio il grande manager finito a suo tempo in manette nell’ambito di tangentopoli), e che Scaroni sia uscito soddisfatto dall’audizione.

Così adesso l’ENI potrà raddoppiare e forse più le proprie estrazioni in Basilicata. La Petrolceltic bucherà nei pressi delle Tremiti. Mentre la Shell trivellerà davanti a Favignana. Perché secondo il lungimirante ministro tecnico dell’Economia Passera il futuro dell’Italia è nelle energie fossili. Il ministro tecnico dell’Ambiente, Clini? Beh, lui, figurarsi, alle trivellazioni ha già dato la sua benedizione. E il ministro non-tecnico del Turismo, Gnudi? “Ehi, Gnudi, sveglia, sveglia…”. Niente da fare, dorme della grossa.

 

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