Una fattura da 21mila euro senza beneficiario. Arredi per 4mila euro senza indicazione del destinatario. Assegni di rappresentanza da 500 euro senza causale. Ma è tutto regolare, giurano, perché “La trasparenza non è uno slogan”. Con queste parole il Pd lombardo ha annunciato di aver messo online il bilancio del proprio gruppo regionale con voci di dettaglio. Dopo tante polemiche, benvenuta trasparenza. Al rendiconto si accede cliccando un bottone sulla sinistra della home page. E bisogna dire che almeno i democratici hanno fatto un tentativo, a differenza di Pdl e Lega. Ma l’entusiasmo finisce presto, al termine della prima riga. Tanto basta per accorgersi che l’elenco delle spese caricato online è stato preventivamente “sbianchettato”. Possibile? Verificate voi stessi.

Cliccando sulla dicitura “dettaglio” compaiono due elenchi, uno per le spese di comunicazione e l’altro per il funzionamento dei gruppi. In entrambi sono riportati gli importi parziali e il totale delle spese, ma non prima di aver accuratamente omesso i nomi dei beneficiari degli acquisti, dei fornitori, le stesse causali sono state rese accuratamente generiche e criptiche. Il rendiconto si presenta come un lungo elenco che dice poco o nulla, anzi, pare fatto proprio per dire tutto senza dire niente. Impossibile, ad esempio, ricavare una qualche informazione utile da diciture come “Taxi, 70 euro”, “pranzi più taxi 442 euro” o “rimborso chilometrico 181 euro”. Per andare dove? Per mangiare in quanti? 

Le ragioni di tanto mistero le ha illustrate al Fatto Quotidiano il consigliere Stefano Tosi. Di fronte al rifiuto a mostrare le fatture – rifiuto che in Lombardia ha accomunato Pd, Lega e Pdl – il consigliere ha invocato ragioni di tutela della privacy degli eletti, il rischio di finire dileggiati nella mani di giornalisti in malafede e (perla tra le perle) il fatto che un prezzo fatto loro da un fornitore, se reso pubblico, potrebbe mettere quest’ultimo in seria difficoltà, qualcuno leggendo potrebbe anche scoprire di aver pagato quello stesso bene/servizio molto di più. Insomma, il prezzo politico è bene che resti segreto.

Per allontanare dubbi e sospetti dal Pd arriva così la promessa di un’operazione trasparenza che ha richiesto circa due settimane di tempo. Forse proprio per decidere cosa rendere trasparente e cosa no. Il risultato è un bilancio organizzato per “progetti” e voci aggregate, ma le omissioni sono tali da produrre l’effetto contrario a quello voluto. L’idea che qualcuno abbia selezionato quali informazioni rendere disponili e quali no alimenta i sospetti. La mezza trasparenza induce proprio a cercare l’omessa-omissione, a indugiare su brandelli di spese discutibili.

Esempi? C’è un corso di comunicazione per consiglieri da 6mila euro. Se non si sa chi ne ha beneficiato, chi lo ha tenuto e per quante lezioni, il cittadino non sarà mai messo in condizioni di dire se sia stato investimento formativo o spreco. C’è un bonifico per tre fatture da 26mila euro per “analisi e assistenza in campo economico”. Se a fare lezione è stato Paul Krugman nessun problema, altrimenti il dubbio che la lezione di economia non sia stata poi così economica può venire. Il cadeau da 940 euro per la festa della donna per 24 dipendenti, più pranzo da 615 euro più cento di mimose: è giusto che il bel pensiero del gruppo del Pd sia pagato con i soldi dei contribuenti? Il risultato finale è un’esibizione più di facciata che di sostanza. La trasparenza, per ora, è rimasta uno slogan.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L'abbiamo deciso perchè siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un'informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore

IL DISOBBEDIENTE

di Andrea Franzoso 12€ Acquista
Articolo Precedente

Nicole Minetti: “La politica? Non deve essere di persone solo preparatissime”

next
Articolo Successivo

Corruzione, Severino: “Commissario in altro ddl”. Torna la norma “salva Ruby”

next