genitori-disabili«Hai lasciato un ragazzo sano per metterti con un malato». Questa è la frase rivolta ad Anna dai suoi genitori, colpevole (secondo loro) di aver lasciato un ragazzo senza particolari problemi fisici, per impegnarsi con un ragazzo disabile. Lo racconta lei stessa in quest’articolo.

Innamorarsi di un disabile è una colpa, almeno per i genitori di Anna. La loro figlia si rende colpevole, ai loro occhi, di una scelta sbagliata e lo sbaglio è sottolineato con il termine “malato”. Non perché la disabilità non possa derivare da una malattia, certo questo è un dato di fatto, ma si vuole calcare in modo negativo.

Non è il primo caso e non sarà l’ultimo. Non è neanche una delle peggiori frasi che un genitore possa dire in certe situazioni. Un’altra ragazza, ci racconta nel suo articolo, si è sentita dire «ma non provi ribrezzo quando lo tocchi?» oppure «ma che futuro pensi che lui ti possa dare?» e gran finale «ma che vuoi fare la crocerossina a vita? Ma non ti vergogni a presentarlo ai tuoi amici a farti vedere in giro con lui?».

Se proviamo ad analizzare quali possono essere le motivazioni che spingono i genitori a reagire così, certamente una di queste è l’ignoranza. Ignoranza proprio nel senso di ignorare ciò di cui si parla. Ignorare che le difficoltà di una coppia nel vivere la propria vita sentimentale felicemente, non sempre dipendono dalle difficoltà materiali, dovute alla disabilità del partner, ma possono nascere altrove: incompatibilità di carattere, tradimenti, accorgersi non sia il vero amore e altro. Ignoranza sui limiti che può dare un tipo di disabilità rispetto un’altra. Ad esempio ignorare che molte disabilità non hanno problemi riguardo alla sessualità. E la sessualità, si può vivere in molti modi. Ignorare che l’amore si può esaltare nelle difficoltà materiali e grazie a esse il rapporto divenire più profondo, privo di frivole superficialità.

L’ignoranza non è certamente l’unico motivo di certe reazioni. C’è anche una motivazione ben più superficiale: la paura del giudizio altrui. Che cosa diranno i tuoi amici, i giudizi della gente. Questo timore dei pettegolezzi e di essere isolati dalla massa, non scatta solo per la disabilità. È lo stesso timore nell’avere un figlio omosessuale o figlia/o che si fidanza con una persona di colore. La diversità in generale provoca il terrore dell’isolamento dalla massa omologata e la paura della vergogna che ne può scaturire.

Un pensiero costante nei genitori sembra essere che il relazionarsi con una persona disabile comporti l’infelicità. È per loro quasi un’equazione matematica in cui il risultato è sempre negativo. In realtà non esiste una formula matematica sulla felicità. Non credo debba sottolineare che una coppia in cui entrambi sono senza disabilità può non essere felice ugualmente. Divorzi, tradimenti, delusioni e nei casi peggiori molte storie finiscono anche in tragedia.

Da dove nasce dunque tutta questa paura?

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