La giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione minacciata dalla camorra

Rosaria Capacchione, Marilena Natale e Marilù Mastrogiovanni sono tre giornaliste minacciate a causa del loro lavoro che a Napoli e nelle province di Caserta e di Lecce continuano a raccontare quello che vedono. “La donna che morse il cane. Storie di croniste minacciate” è un e-book di Gerardo Adinolfi che racconta, in circa 30 pagine, le loro tre storie, a cui si aggiungono, più in breve, quelle di Amalia De Simone e Stefania Petyx.

Edito da Informant, fa parte di un progetto editoriale digitale sul giornalismo d’inchiesta narrativo. L’autore, Gerardo Adinolfi, è un giornalista, collabora con l’edizione fiorentina di Repubblica e con l’osservatorio Ossigeno per l’informazione, che monitora la situazione dei giornalisti minacciati in Italia.

Stefania Petyx, giornalista di Striscia la Notizia

“Ogni giorno io e i miei colleghi ci troviamo a raccontare nuove storie di giornalisti minacciati”, spiega. “L’interesse era raccontare storie che sono poco note. Nel mio caso la più nota è quella di Rosaria Capacchione, che è un po’ il simbolo della giornalista donna in Italia. Ma ci sono tante altre croniste che, soprattutto nelle zone periferiche del Sud, corrono dei rischi ma trovano poco spazio nel panorama dei media nazionali. Io ho scelto tre casi simbolo. Ho usato il caso di Rosaria, quello di Marilena a Caserta e quello di Marilù in Puglia per raccontare questo fenomeno che è in crescita in Italia. Ci sono 41 croniste minacciate fino ad oggi, ma ogni giorno il numero è in aumento: mentre scrivevo il libro altri due o tre nuovi casi ci hanno costretto ad aggiornare le tabelle e i grafici”.

Marilena Natale, cronista della Gazzetta di Caserta

All’interno dell‘e-book ci sono link che consentono di accedere ai dati sui cronisti minacciati: i 287 episodi di minaccia registrati dal 1° gennaio 2010 al 1° giugno 2012 sono suddivisi per genere, area geografica (“Al Sud ma anche al Nord: Lombardia, Piemonte, Liguria. La geografia delle minacce è tutta italiana”, dice Adinolfi), testata e tipo di minaccia. Tristi coordinate che disegnano un mestiere difficile, soprattutto per quei cronisti che vogliono raccontare cosa non funziona nella propria terra. In questi anni il numero delle donne minacciate è aumentato: solo nella prima metà del 2012 è stato superato il numero totale dell’anno scorso. “Sono aumentati in generale i cronisti minacciati e quindi anche le donne. Ma i dati di Ossigeno per l’informazione non sono completi perché molti casi non vengono resi noti: alcuni giornalisti, per paura o perché non vogliono mostrarsi, non ne parlano. Ma se i dati sono in aumento vuol dire anche che c’è consapevolezza, da parte dei colleghi, nel creare una sorta di protezione nei confronti dei giornalisti che vengono minacciati”.

Marilù Mastrogiovanni, giornalista d'inchiesta in Puglia

Nella prefazione del libro, Alberto Spampinato, direttore dell’associazione Ossigeno per l’informazione, mette l’accento sui rischi e le difficoltà che devono superare i giornalisti “per riferire le notizie più importanti: quelle che nascono in periferia, lontano dalle redazioni dei grandi giornali, e riguardano fatti di mafia, corruzione, malaffare, uso distorto dei soldi pubblici”. Proprio intorno alle redazioni di giornali locali si intrecciano le tre storie dell’e-book. “I giornali locali sono quelli che subiscono maggiormente le minacce e i tentativi di intimidazione, perché raccontano il territorio così come lo vedono”, dice Adinolfi. “Nei giornali locali fare il giornalista è ancora più difficile perché ti trovi ogni giorno a contatto con le persone di cui scrivi”. Adinolfi racconta la sua giornata con Marilena Natale in giro per Casal di Principe: “Entrando in un bar poteva capitare di trovarsi di fronte a un personaggio di cui aveva parlato in un articolo il giorno precedente”.

Amalia De Simone, freelance de Il Mattino citata dal suo stesso giornale per 52mila euro

“I media nazionali dovrebbero attingere dai giornali locali, non lasciarli soli e aiutarli a non essere dimenticati quando accadono queste minacce”, dice. “Spesso c’è la solidarietà del momento ma poi il giornalista si trova a essere solo e a incontrare per strada la persona che l’ha picchiato o minacciato”.

Quando chiediamo ad Adinolfi cosa l’abbia maggiormente colpito, scrivendo le tre storie, lui risponde di getto: “Mi ha colpito la loro forza e la loro voglia di andare avanti e di fare del bene. Marilena mi ha detto, alla fine della nostra giornata: “Quello che faccio, lo faccio anche per aiutare le persone. Incontro tanti ragazzi che sono caduti tra le braccia della camorra, se uno solo di loro mi dice che grazie al mio aiuto è riuscito a liberarsi o a farsi una nuova vita, per me è una vittoria”. Queste tre giornaliste hanno deciso di restare nei loro territori vivendo una vita privata di molte libertà, per raccontare il loro territorio e farlo conoscere ad altri”.

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