Nel 2003 tornando da un lungo viaggio in Afghanistan, l’aereo diretto in Francia si fermò a Baku, capitale dell’Azerbaijan. È lì che nasce Suite all’Hotel Crystal, quaranta storie ambientate in quaranta camere di quaranta hotel diversi del mondo. L’autore di questo romanzo è Olivier Rolin, e in copertina del libro decide di mettere in scena la sua morte: 28 arile 2009, camera 1123 dell’hotel Absheron, Baku. Sei anni dopo (esattamente il 28 aprile del 2009), l’autore torna in quella camera per scoprire se morirà come aveva previsto. Da questa esperienza nasce Baku, ultimi giorni, pubblicato da Barbès Editore, una delle realtà editoriali più interessanti, originali e dinamiche del panorama nazionale.

Lo leggo e rileggo qui a Istanbul, seduto a guardare il Bosforo. E penso che il libro poteva anche essere intitolato Morire a Baku e riderne di gusto. Quello di Rolin è un viaggio letterario spassosissimo, colto e intelligente. Potrebbe essere letto come una guida di viaggio (una originale e splendida guida di viaggio), come un saggio su certa letteratura d’annata, sul rappporto che i viaggiatori hanno con le lingue e sul lavoro di scrittore.

Dalle vicende giovanili di Stalin, allora Koba, che coi suoi compari sequestrava baroni del petrolio per donare il riscatto alla Rivoluzione (e qui l’autore si chiede se bisogna giudicare il rampante Stalin secondo parametri staliniani oppure no), all’analisi delle opere di Esenin e le vicende personali del suo traduttore francese, Armand Robin, anarchico, reietto, alcolista, dalle tragicomıche bizzarrie di Hayder Aliyev, padre della nazione, alla descrizione dell’architettura disneyana di Baku, con i pozzi petroliferi al largo e le miserie lasciate dal disfacimento dell’Urss, dalle spie gustosamente novecentesche Reginald Teague-Jones e Richard Sorge, fıno a sconfinare ın Turkmenistan per parlare del Ruhnama, la guida obbligatoria che ogni turkmeno deve imparare poiche’ nata dalla fervida mente di Saparmurat Niyazov, eterno presidente, satrapo ottuso e arrogante delle steppe dell’Asia centrale.

Fra mille dissertazioni letterarie (mai superflue, sempre puntuali), Baku, ultimi giorni e’ una raccolta di appunti di un viaggio bellissimo, un’avventura dal sapore picaresco dei nostri tempi globali. Rolin e’ uno scrittore elegante, cosmopolita (usa un lessico da uomo di mondo che rende accattivanti anche i passaggi più “personali” e nelle analogie con libri quasi sconosciuti ai più: fra tutti Avventure in Persia di Ronald Sinclair). Nato a Boulogne-Billancourt nel 1947, è stato uno dei protagonisti del Maggio Francese nel 1968. Tra i fondatori dell’editore Seuil, è stato giornalista per “Libération” e “Nouvel Observateur”. Nel 1983 ha pubblicato il suo primo romanzo, Phénomène futur, ma fino a Un chasseur de lions (2008), il suo più grande successo rimane Tigre en papier, del 2002. Ha scritto racconti di viaggio (En Russie e Paysages originels). Nel 1993, con Port Soudan (pubblicato in Italia da Donzelli), si è aggiudicato il Prix Fémina. Tra le altre sue opere: L’invention du monde, Méroe (pubblicato in Italia da Passigli), Suite à l’Hotel Crystal e Rooms. Nel 2009 Barbès Editore ha tradotto e pubblicato il suo Un cacciatore di leoni.

La Baku descritta nel libro è grottesca, opulenta, ironica, mondana, fatiscente. E’ lo sfondo, lontano dai panorami esotici cui siamo soliti, adatto per le domande che si pone Rolin, quesiti di un viaggiatore attento e sagace che a tratti ricorda certi passaggi (quasi delle sinergie caspiche) con il Bernard Olivier di Verso Samarcanda, o con Colin Thubron, autore dell’intenso Il cuore perduto dell’Asia. Paradossalmente l’attesa della morte (che non verra’, non ora) puo’ generare esempi magnifici di letteratura e di scoperta di noi stessi.

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