“Ritenuta l’opportunità di evitare che la prosecuzione dei lavori per la realizzazione di un edificio di cospicue dimensioni, in una situazione controversa, produca una trasformazione dello stato dei luoghi difficilmente reversibile e tale da determinare per la collettività un pregiudizio grave e irreparabile”. E’ il passaggio chiave dell’ordinanza della quarta sezione del Consiglio di Stato che, ribaltando una serie di pronunce del Tar favorevoli all’amministrazione comunale, ha deciso di fermare la costruzione del Crescent, ribattezzato dagli ambientalisti e dagli oppositori del sindaco Vincenzo De Luca “il mostro di Salerno” per via delle sue dimensioni faraoniche.

Accolto così il ricorso cautelare di Italia Nostra che chiede l’annullamento del permesso di costruire rilasciato dal Comune di Salerno. Il provvedimento non entra nel merito del contenzioso. Il collegio presieduto da Giorgio Giaccardi, giudice estensore Giuseppe Castiglia, non ha deciso se il permesso a costruire è legittimo o meno. Ha però stabilito, in via cautelare, di “sospendere l’esecutività della sentenza impugnata” (quella del Tar, ndr) e di fermare il cantiere, rimettendone la riapertura alla pronuncia di una eventuale sentenza favorevole nel merito.

E che la situazione del Crescent sia ‘controversa’ lo conferma l’esistenza di un’inchiesta della procura di Salerno, che appena due settimane fa è culminata in una terza richiesta di proroga nei confronti di Vincenzo De Luca, dell’ex soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici per le province di Salerno e Avellino, Giuseppe Zampino, e del direttore del settore Lavori pubblici del Comune di Salerno, Lorenzo Criscuolo. Il reato ipotizzato è concorso in abuso d’ufficio “per fatti commessi in Salerno negli anni 2007 e 2008”. Per fare chiarezza su una vicenda che gli inquirenti definiscono “particolarmente complessa”, i pm Rocco Alfano e Guglielmo Valenti il 12 aprile hanno nominato un consulente tecnico. Il gip Elisabetta Boccassini dovrebbe decidere sulla richiesta di proroga nei prossimi giorni.

L’indagine penale riguarda proprio le procedure tecnico-amministrative relative al rilascio delle licenze per la progettazione e realizzazione del Crescent, l’edificio a mezzaluna che secondo il disegno dell’archistar Ricardo Bofill sarà alto circa 28 metri e lungo 300 per circa 90mila metri cubi di volume, e sta sorgendo in piazza della Libertà, sul fronte mare. Il cantiere è stato aperto l’anno scorso e i lavori sono andati avanti regolarmente fino a ieri.

Il procedimento penale è nato con un esposto del 12 ottobre 2009 del comitato No Crescent, formato da un gruppo di cittadini di diversa estrazione professionale e politica, accomunati dall’opposizione al progetto. L’esposto, accompagnato in seguito da numerose integrazioni e osservazioni, ha puntato l’attenzione sulla vicenda del silenzio-assenso della Sovrintendenza sul progetto Crescent, formatosi anche a causa “della pausa di agosto”, e sulle problematiche idrogeologiche dell’area. Il comitato ritiene illegittima l’intera procedura e in particolare l’acquisizione dell’area demaniale, e avanza dubbi sulla regolarità delle fotografie del progetto presentate dal Comune alla Sovrintendenza (“ingannevoli rispetto al reale impatto dell’opera”).

L’ordinanza del Consiglio di Stato ‘ferma ai box’ un cantiere sul quale il Comune ha investito circa 12 milioni di euro, di cui circa 2 milioni e mezzo per le spese di progettazione e circa 10 milioni per l’acquisizione dell’area all’Agenzia del Demanio. Spese che secondo il sindaco saranno recuperate assegnando i terreni alle imprese che costruiranno il Crescent e lo venderanno a pezzi, tra esercizi commerciali e appartamenti, per un valore complessivo dell’operazione stimato in circa 100 milioni di euro.

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