Sette anni di indagine, con il coinvolgimento prima della Dda di Torino e poi di quella di Milano, che hanno portato a smantellare una delle principali organizzazioni internazionali specializzate nel traffico della cocaina. Con una novità: la ‘ndrangheta ha avuto un ruolo non da protagonista, superata, in questo caso, dalla mafia bulgara, risorta sulle cenere della sua storia centrale negli anni ’80 sulla rotta balcanica dell’eroina.

La rotta era ormai consolidata. Navi commerciali partivano dai porti dell’America latina, dirette verso le coste della Spagna e dell’isola portoghese di Madeira. Al largo i trafficanti organizzavano gli incontri con barche a vela d’altura, scambiandosi le coordinate Gps, in grado di raggiungere i porti turistici meno controllati, dove veniva sbarcata la cocaina. Tanta, tantissima: in sole due operazioni i carabinieri del Ros – che si sono coordinati con i colleghi di diversi paesi europei, con la Bulgaria in prima fila – sono riusciti a sequestrare 6000 chilogrammi, dimostrando, nel corso delle indagini, l’invio di almeno altri 5000 chilogrammi.

La parte italiana – collegata ad una costola piemontese della famiglia di ‘ndrangheta Bellocco, originaria di Rosarno – aveva il compito di curare la logistica del traffico. Il padovano Antonio Melato – arrestato a Dubrovnik – aveva il delicato compito di reperire le imbarcazioni d’altura e di assoldare gli skipper, quasi tutti torinesi e veneti. Melato rispondeva direttamente all’uomo d’affari bulgaro, Evelin Banev, ritenuto a capo dell’organizzazione. I bulgari – ha spiegato il generale Ganzer del Ros durante la conferenza stampa di questa mattina – “hanno sviluppato tutte la fasi del traffico, dal reperimento della cocaina, fino alla distribuzione via terra in Europa”.

Una dei principali trasporti di cocaina del gruppo è stato ricostruito dettagliatamente durante le indagini. Dopo i primi contatti con i fornitori nella città spagnola di Girona, “il capo della componente bulgara – hanno spiegato gli ufficiali del Ros -, Evelin Banev, detto Brendo, aveva finanziato il noleggio delle imbarcazioni” e il successivo ingaggio degli equipaggi. Anche in questo caso l’intera logistica e la gestione delle navi utilizzate era stato affidato ad Antonio Melato.

Al momento dell’arresto di Banev gli investigatori hanno ritrovato la documentazione dei traffici, con le rotte, coordinate e le quantità di droga trasportata.

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