I livelli di incostanza intellettuale e bieco trasformismo dimostrati dalla nostra pessima classe  politica sfiorano talvolta livelli da vera e propria patologia mentale. Come spiegare, altrimenti, il fatto che Pierluigi Bersani, il quale poco più di otto mesi fa dichiarava che introdurre il pareggio di bilancio in Costituzione sarebbe stato equivalente a castrarsi, privandosi di ogni strumento di politica economica, abbia invece deciso di votare tale norma?  E con lui, ahinoi, praticamente tutti i partiti  presenti in Parlamento con l’unica eccezione, ancora una volta, dell’Italia dei Valori? Ansia di autoevirazione per timore di provocare chissà quali disastri con un membro virile fuori controllo? Effetti assolutamente irresistibili dei mantra costantemente salmodiati con voce metallica e aspetto lugubre dal gran sacerdote del capitale finanziario Monti: “altrimenti faremo la fine della Grecia” e “ce lo chiede l’Europa”? Un caso di ipnosi collettiva? O, più semplicemente, inadeguatezza scientifica, intellettuale e morale di un gruppo di politicanti attenti solo alle fortune della casta e alle proprie possibilità di sopravvivenza finanziaria ed organizzativa?

Si sarebbe tentati di dare per buona quest’ultima risposta, vista anche la davvero scarsa partecipazione al dibattito in materia. Inutile quindi, ripetere ad orecchie sorde od occluse da appositi otturatori acustici che cinque premi Nobel per l’economia hanno dichiarato che l’introduzione di una simile norma in Costituzione è cosa assolutamente insensata, che di suicidio (termine oramai ricorrente e non solo metaforicamente purtroppo nelle cronache della crisi) dell’Europa abbia parlato, a proposito di scelte di questo tipo,  il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, che il prestigioso banchiere giapponese Richard Koo invochi sul supplemento economico di Repubblica di lunedì scorso  il deficit spending ricordando che “in Giappone il governo intervenne attraverso nuova spesa pubblica nel periodo post bolla per non fare crollare il Pil e non far salire la disoccupazione oltre il 5,5%”, che il candidato favorito alla presidenza della Repubblica francese François Hollande abbia a sua volta dichiarato la sua contrarietà al fiscal compact.

Tutto inutile. Come un branco di pecore impazzite i mediocri politicanti di questo disgraziato Paese si apprestano a buttarsi dalla rupe. Fin qui nulla di male. Il problema è che loro atterreranno sul morbido e stanno già predisponendo idonei paracadute sotto forma di una riforma fasulla del finanziamento pubblico dei partiti che non ne intacca privilegi e prebende. Tanto a governare oramai ci pensano i banchieri Passera e Monti con il loro codazzo di tecnici veri e presunti.

Quello che deve preoccuparci è che chi si farà del male e già se lo sta facendo è il popolo italiano.

Le forme giuridiche racchiudono contenuti politici e sociali precisi. Come non condividere a tale riguardo, il giudizio espresso dal grande costituzionalista Gianni Ferrara, il quale sul manifesto del 18 aprile ha affermato quanto segue:

“Con tale approvazione la nostra Costituzione non è più nostra. È stata trasformata in strumento giuridico funzionale ad un feticcio, quello neoliberista, che la tecnocrazia finanziaria europea interpreterà volta a volta dettando le misure che dispiegheranno la mistica del feticcio”.

Che fare, di fronte a questo disastro? Dal punto di vista delle contromisure giuridiche è degna di nota la proposta che lo stesso Ferrara ha formulato di raccogliere le firme su di un progetto di revisione costituzionale il quale preveda che “nei bilanci di previsione dello stato, delle regioni, dei comuni, il cinquanta per cento della spesa risulti complessivamente destinato a garantire direttamente o anche indirettamente i diritti: alla salute, all’istruzione, alla formazione e all’elevazione professionale delle lavoratrici e dei lavoratori, alla retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro, all’assistenza sociale, alla previdenza, all’esistenza dignitosa ai lavoratori e delle loro famiglie”.

Il cinquanta per cento è, sia detto per inciso, davvero il minimo. Oggi peraltro sono di molto inferiori le somme destinate a soddisfare tali esigenze, essenziali anche per dare basi solide allo Stato, all’economia  e alla collettività,  e ben maggiori quelle spese per armamenti, per interessi sul debito o per saziare in parte gli smodati appetiti delle varie caste.

Tutto questo ovviamente non ci sarà regalato da nessuno e tantomeno da questa politica fatta da persone che hanno perso ogni senso comune e ogni ragionevolezza. Il popolo italiano reclami con forza e determinazione  la realizzazione dei suoi diritti  o soccomberemo alla dittatura della finanza!

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