Il presidente del Consiglio Mario Monti mentre vota per l'inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione

Entra in Costituzione il principio del pareggio di bilancio. Il Senato ha approvato con 235 sì e 11 no e 24 astenuti il disegno di legge di riforma dell’articolo 81 della Costituzione che è legge con questa quarta e ultima lettura, prevista per le riforme costituzionali. A favore più dei 2/3 dei componenti. Così è stato evitato il “rischio” di poter indire un referendum confermativo. Tra coloro che hanno votato a favore anche il presidente del Consiglio Mario Monti (che, come noto, è senatore a vita e quindi ha diritto di voto). “Un voto importante – ha detto all’uscita dall’aula di Palazzo Madama – Bisognava esserci e c’ero”.

Il via libera definitivo è arrivato da oltre i due terzi degli aventi diritto (il quorum era di 214 su 321) necessari per evitare il ricorso al referendum: confermativo. Hanno votato contro la Lega e l’Idv, si è astenuta Coesione Nazionale, a favore tutti gli altri gruppi: Pdl, Pd, e il Terzo Polo (Udc, Fli e Api). In dissenso dai rispettivi gruppi Mario Baldassarri (Terzo Polo) che non ha partecipato al voto; Mauro Cutrufo (Pdl) e Massimo Garavaglia (Lega) che si sono astenuti. I lavori d’aula sono stati diretti anche oggi dal presidente Renato Schifani anziché da Rosi Mauro, come da calendario. La Lega Nord, peraltro, si sta accingendo ad espellere la senatrice dal gruppo del Senato dopo essere stata espulsa proprio per essersi rifiutata di dimettersi dall’ufficio di presidenza.

Tuttavia non sono affatto positive le previsioni per il pareggio di bilancio. L’Italia, secondo il Fondo Monetario Internazionale, non raggiungerà il pareggio di bilancio almeno fino al 2017. Il deficit-Pil italiano passerà infatti dal 2,4 per cento del 2012 all’1,1 per cento nel 2017, per attestarsi all’1,5 per cento nel 2013, all’1,6 per cento nel 2014, all’1,5 nel 2015 e all’1,3 nel 2016. L’avanzo primario passerà dal 3 per cento del 2012 al 5,1 del 2017.