La Corte di Cassazione

I consiglieri del Csm e soprattutto il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito fanno quadrato per difendere Francesco Iacoviello, il pm che ha chiesto e ottenuto dalla Corte di Cassazione l’annullamento della condanna di Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma  le toghe non sono unanimi nel difendere Iacoviello e le sue valutazioni sul concorso nell’associazione mafiosa. Una sentenza finita al centro delle polemiche per le enormi riserve espresse su questo tipo di reato.

Nei giorni scorsi sia il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e il procuratore di Torino Giancarlo Caselli hanno giudicato le parole di Iacoviello (il concorso esterno è un “reato al quale non crede più nessuno”) una ferita a Giovanni Falcone e al suo metodo di lavoro. E sembra soprattutto Ingroia il destinatario della bacchettata arrivata oggi dal pg Esposito ma anche da alcuni consiglieri di Palazzo dei marescialli: ma il pm di Palermo non fa nessuna marcia indietro, escludendo di essere andato “oltre” il diritto di critica. Non commenta nulla invece Iacoviello, perchè “a parlare per lui c’é il suo lavoro”, come spiegano i familiari.

La difesa del sostituto pg della Cassazione avviene a sorpresa all’apertura del plenum del Csm, convocato su un ordine del giorno di routine, che ha espresso solidarietà nei suoi confronti. Antonello Racanelli, togato di ‘Magistratura Indipendente’, chiede la parola per esprimergli “solidarietà e “sconcerto” per il fatto che stavolta ad alimentare le polemiche ci siano anche magistrati e, cosa ancora “più grave”, quelli “che hanno avuto un ruolo” proprio nel processo Dell’Utri. Un’occasione colta al volo da Vitaliano Esposito – che tra meno di un mese lascerà la magistratura- che attacca: “Mi chiedo se la libertà di espressione possa estendersi fino al vilipendio del magistrato e se sia possibile tentare di condizionare l’esercizio della giurisdizione” oltre a definire Iacoviello “uno dei migliori magistrati”, “un professionista non permeabile” alle pressioni, che non ha fatto altro che “esternare il profondo disagio per una fattispecie di reato dai contorni vaghi”. Disagio peraltro ” notoriamente diffuso nella dottrina e nella giurisprudenza” e che lo stesso pg racconta di provare “da 30 anni”.

Di qui il suo “appoggio incondizionato” alla requisitoria di Iacoviello; e a chi ha chiamato in causa Falcone, risponde: “Lasciamolo riposare in pace, semmai onoriamolo con un convegno sul concorso esterno. E allora scopriremo che lui è stato antesignano della sentenza”, quella che ha posto dei paletti al concorso esterno e che secondo Iacoviello i giudici della Corte d’appello di Palermo che hanno condannato Dell’Utri hanno ignorato. Quando criticano i provvedimenti giudiziari “i magistrati devono avere grande senso di responsabilità istituzionale” ammonisce poi Riccardo Fuzio, togato di ‘Unità per la Costituzione’, mentre Vittorio Borraccetti (Magistratura democratica) esprime “preoccupazione” per il modo in cui si è sviluppato il dibattito su una vicenda che “appartiene alla fisiologia” della giustizia. Nel dibattito interviene anche il pm Nino Di Matteo, presidente della giunta distrettuale palermitana dell’Anm: “Prendo atto di quanto dichiarato da Esposito – dice – e dal Csm, ma dopo avere letto la requisitoria di Iacoviello rimango dell’idea che le sue affermazioni sul fatto che il concorso esterno sarebbe un reato a cui non crede più nessuno, oltre a riportare indietro di 30 anni le lancette dell’orologio della lotta alla mafia, appaiono gravi perché delegittimano in partenza numerosissime indagini e processi in tutta Italia e perfino sentenze passate in giudicato che condannati stanno scontando in carcere”.

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