Qualcuno, nella scuola ormai di un secolo fa, lo chiamava “San Bignami, protettore degli studenti”. Per tutti, quei libricini semiclandestini dall’aria appassita, con le copertine mimetiche, perfette per scivolare letteralmente sottobanco, erano una specie di cassetta di pronto soccorso, un refugium peccatorum per ripassi fulminei, un miracolo di sintesi nozionistica ai tempi della generazione pre-Internet. Erano semplicementeil bignami, con la b minuscola, anche se a inventarli era stato un signore in carne e ossa, Ernesto Bignami, nato a Milano il 24 febbraio 1903, insegnante di Lettere al Liceo Parini, premiato per i suoi saggi all’Accademia dei Lincei e diventato famoso, negli anni ’30, per aver fondato una casa editrice di portentosi riassunti tascabili.

Circondati da una fama un po’ equivoca, messi all’indice come astute scorciatoie per studenti somari, i servizievoli bignamini sono stati rivalutati nel tempo come innocente fenomeno culturale di costume. Da guardare con bonaria indulgenza se si pensa che già Eutropio, nel 370 d. C., si era cimentato con un celebre compendio divulgativo, il Breviarium ab urbe condita, una specie di bignami ante litteram sulla storia della fondazione di Roma.

Il Fatto Quotidiano, 24 febbraio 2012

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