Sean Penn nel film di Paolo Sorrentino This must be the place

Il percorso che un film straniero deve affrontare per arrivare alla notte degli Oscar è molto lungo. Per rientrare nelle nomination di Miglior film straniero, infatti, non bisogna aspettare la mattina delle nomination, sperando di essere chiamati: ci sono diversi ostacoli e passaggi da superare.

In Italia c’è una speciale Commissione, istituita dall’Anica, a cui viene presentata una lista di 8 film. Gli elementi che compongono questa commissione, cambiata di recente, sono: Nicola Borrelli (Direttore Generale Cinema Ministero per i Beni e le Attività Culturali), Marco Bellocchio, Martha Capello (Presidente AGPC Associazione Giovani Produttori Cinematografici), le produttrici Francesca Cima e Tilde Corsi, Paola Corvino (Presidente UNEFA – Unione Nazionale Esportatori Film e Audiovisivi), Valerio De Paolis (distributore), Luca Guadagnino (regista) e Nick Vivarelli (giornalista di Variety). Una miscela di persone che deve scegliere con attenzione il film da candidare; una scelta che deve tenere conto anche degli umori degli Academy. Successivamente, il film selezionato viene presentato agli Academy, che ricevono una lista di film da tutto il mondo. Ma non tutti saranno nella lista delle nomination nella categoria: soltanto 5 potranno ambire alla decisione finale e alla statuette.

Un percorso molto difficile, tanto è vero che, ultimamente, l’Italia non è riuscita a raggiungere nemmeno una nomination. Eppure il nostro Paese ha regalato al mondo del cinema grandi registi. Nei primi anni, quando ancora era considerate un premio speciale, è Vittorio De Sica a lasciare il segno con capolavori quali Sciuscià (1948) e Ladri di biciclette (1950).

Bisogna aspettare Federico Fellini per riportare il cinema italiano sul tetto del mondo; il regista riminense vince due anni di seguito con La strada (1957) e con Le notti di Cabiria (1958). Un’altra doppietta italiana si ha tra il 1964 con 8 ½ di Fellini e con Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica, che continuerà la sua straordinaria carriera e vincerà ancora nel 1972 per Il Giardino dei Finzi Contini. L’anno precedente vede ancora protagonista l’Italia con Elio Petri e il suo film: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Il nome di Fellini rieccheggia ancora al Kodak Theatre nel 1975, con Amarcord.

Non bisogna dimenticare che in quegli anni, negli intervalli in cui l’Italia non vinceva, era la Francia a portare a casa la statuetta, con registi come Truffaut, Buñuel (per una sorta di adozione), Lelouch.

Dopo Fellini, il cinema italiano sparisce per un lungo periodo dagli Academy. Gli anni ’90 sono positivi per il nostro paese: Giuseppe Tornatore si presenta nel 1990 con Nuovo cinema Paradiso; è un trionfo. Due anni dopo Gabriele Salvatores vince con Mediterraneo, battendo un film come Lanterne rosse di Zhang Ymou.

Tutti ci ricordiamo la notte degli Oscar del 1999, quando Sofia Loren chiama a gran voce Roberto Benigni, che salta in piedi sulla sua poltrona rossa e corre a ritirare la statuetta per il Miglior Film Straniero: La vita è bella. Non è l’unico Oscar: vincono anche Roberto Benigni stesso come Miglior Attore Protagonista e Nicola Piovani per la Miglior Colonna Sonora, senza contare le nomination per le categorie Miglior regia, Miglior sceneggiatura originale e Miglior montaggio.

Le difficoltà del cinema italiano si fanno sempre maggiori, tanto da non riuscire a presentare un film che possa arrivare alla lista degli ultimi cinque. L’unica nomination arriva nel 2005 per La bestia nel cuore di Cristina Comencini, ma la statuetta andrà a Tsotsi di Gavin Hood. E, ad oggi, alcuna nomination. I nostri film non riescono a raggiungere il quintetto finale; quest’anno è stato scartato il film di Nanni Moretti per promuovere Terraferma, che però non è stato selezionato. Probabilmente un errore di valutazione della Commissione, dato che il film di Moretti aveva riscosso molto successo agli altri Festival del Cinema.

Da notare anche l’assenza di This must be the place, di Paolo Sorrentino. Una mancanza dovuta al fatto che si è trovato tardi l’accordo per la distribuzione in America: il film del regista napoletano uscirà infatti solo a Marzo e potrà ambire alla statuetta solo nel 2013. Una data molto lontana, per un film che è stato presentato a Cannes nel 2011. Un vero peccato, perché lo strepitoso Sean Penn poteva ambire alla terza statuetta nella categoria Miglior Attore Protagonista e l’Italia poteva avere qualche chance in più di ritornare alla ribalta del cinema mondiale.

Daniele Colombi

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