L'avvocato Sergio Bonetto

La loro collaborazione ha funzionato e ora gli avvocati europei delle vittime dell’amianto rilanciano la sfida con una ong. Si chiama Interforum e si batterà contro i crimini industriali internazionali. È stata presentata a Torino il giorno dopo la condanna degli ex vertici della Eternit, dal presidente dell’organizzazione, Jean-Paul Teissonière, dal segretario Sergio Bonetto e dall’avvocato belga Jan Fermont. Al momento fanno parte del gruppo (con sede a Parigi) quindici tra avvocati, giuristi ed esperti medico-scientifici, ma l’obiettivo è allargare la rete per permettere alle vittime di disastri industriali di ottenere giustizia.

“Eravamo degli avvocati ‘dispersi’ in Paesi diversi e lavoravamo sulle responsabilità penali dell’Eternit ciascuno per conto proprio”, spiega il presidente. Poi, con l’inizio dell’inchiesta e durante il processo i legali hanno iniziato a collaborare scambiando idee e documenti, conseguendo risultati nei rispettivi paesi, come spiega Fermont: “Per la prima volta abbiamo ottenuto un processo civile in Belgio con una condanna. I giudici hanno stabilito che per decenni l’Eternit ha inquinato lucrando. Ciò è stato possibile perché per dimostrare l’azione dell’azienda ho utilizzato i documenti di Torino e quelli francesi”.

Si soffermeranno ancora sul caso della multinazionale dell’amianto per tentare di sanare le differenze fra tre Stati in cui l’azienda ha operato con metodi uguali, ma dove la giustizia ha preso corsi differenti: “Il nostro desiderio è di esportare il modello di Torino”, dice il francese. L’intenzione di Teissonière e colleghi è “passare dalle differenze all’armonizzazione nel trattamento del processo” perché “in Italia si considera quanto accaduto un crimine collettivo con gravità penale, mentre in Francia e in Belgio no, perché l’ordine pubblico non è stato danneggiato. Da noi la definizione di disastro ambientale non c’è, non si incrimina per un reato alla collettività, ma per il singolo omicidio colposo”. Per questo hanno già organizzato un convegno a Parigi a cui parteciperà il sostituto procuratore Raffaele Guariniello con una relazione sulle nuove frontiere del diritto penale adottate nei processi ThyssenKrupp ed Eternit. Ma questo non è l’unico ambito d’azione di Interforum.

“Oltre il dossier Eternit ci sono altre sfide da affrontare insieme”, afferma Teissonière, e Fermont conferma: “Ci sono molti problemi e crimini industriali sul pianeta. Bisogna completare il puzzle delle responsabilità delle multinazionali”. Bonetto fa un esempio: “Vogliamo essere molto pratici. Sceglieremo i casi di rilevanza internazionale, come la questione dei rifiuti speciali inviati verso l’Africa o l’India, dove le istituzioni non sembrano interessate ad agire. Cercheremo di ricostruire i diversi tasselli in modo da avere un quadro concreto da presentare alle autorità”.

La volontà è evitare che disastri come quello di Bhopal restino impuniti: “Non siamo in grado di affrontare tutti i problemi del mondo, ma proveremo a ottenere qualcosa”. Per tentarci gli avvocati, i giuristi, ex magistrati (tra cui Mario Vaudano, ex consigliere giuridico all’Olaf, ufficio europeo contro le frodi) di Interforum puntano a usare vari metodi, dalla formulazione di leggi e l’ideazione di istituzioni internazionali capaci di perseguire questi reati, fino al sostegno giuridico delle vittime di disastri industriali.

Una sfida non facile, considerando i pool di legali a disposizione delle multinazionali. Solo Stephan Schmidheiny al processo di Torino era difeso da una ventina di avvocati: “Noi abbiamo un vantaggio – afferma Bonetto -. Senza una gerarchia siamo più agili e spontanei, contiamo di superare così le differenze di patrimonio”. Inoltre potranno vantare sulla collaborazione di associazioni di vittime, ambientalisti e sindacati.

Un risultato l’hanno già ottenuto, dice ironicamente Bonetto: “L’Eternit francese ha denunciato Teissonière per diffamazione. Anche Oltralpe avremo un processo Eternit”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Ilva, due chilometri di reti ‘anti veleni’
Ambientalisti: “Taranto come Casale”

prev
Articolo Successivo

Non solo Casale: la mappa dell’amianto in Italia tra morte, indagini e bonifiche a rilento

next