Iscritti al Pdl senza saperlo. Anche in Brianza, nella terra del Cavaliere, è esploso il caso delle tessere fasulle. Sono centinaia le persone che si sono trovate iscritte al Popolo della Libertà senza aver mai compilato personalmente la richiesta. Tra questi ci sono minorenni, chi ha dichiarato di aver perso la carta d’identità, allettati o malati, chi ha prestato il documento a un assessore “per aiutare un amico” e perfino dipendenti di politici iscritti in blocco. Prevalentemente monzesi, ma non solo.

Il giallo ha mandato letteralmente nel caos il partito azzurro locale, lontano da un possibile congresso e vicino alla sfida amministrativa che porterà al voto tra gli altri comuni anche la strategica città di Monza. Tanto che domenica la coordinatrice del Pdl brianzolo, l’onorevole Elena Centemero, è stata sentita dai carabinieri. Che cosa fosse andata a denunciare non ha voluto renderlo noto, ma alla domanda se sapesse di tessere false, ha ammesso di aver già effettuato dei controlli. “Sappiamo anche noi che si sono verificate delle anomalie e abbiamo chiesto una deroga a Roma per la presentazione dell’elenco dei tesserati in modo da poter effettuare tutte le verifiche del caso”, ha spiegato Centemero.

Non solo a Bari e nel Vicentino, insomma, ma anche nella terra più fertile di consensi per il partito di Silvio Berlusconi, delle quasi 10mila tessere presentate, non tutte sono di cittadini consapevoli. A insospettire fin da subito, il boom di iscrizioni (rispetto agli anni precedenti) in alcuni comuni come Lissone e Seveso, nei quali risultavano 760 e 782 tessere registrate. Il partito stesso ha iniziato ad effettuare dei controlli, ma è stato il settimanale locale Il Giornale di Monza oggi a far esplodere il caso quando ha effettuato delle telefonate a coloro che risultavano nell’elenco dei tesserati. Le scoperte sono state molte. C’è chi aveva una vecchia tessera del Pdl e non aveva scelto di rinnovarla, ma si è ritrovato comunque iscritto. Ragazzi minorenni disinteressati di politica, tra i quali anche chi ha perso addirittura la carta d’identità. Perfino una donna di origine straniera che a domanda specifica ha risposto: “Cos’è il Pdl?” e poi ha spiegato che lavora per un politico “forse mi ha iscritto lui”, ha aggiunto.

E poi ci sono mariti che hanno iscritto le mogli a loro insaputa, un uomo allettato che non può rispondere al telefono, a detta della moglie, “perché non sta bene di testa”. Ma il caso più singolare è quello di chi racconta che la tessera gli sia stata omaggiata e che non ha pagato le dieci euro dell’affiliazione. Chi si sarebbe quindi preso la briga di pagare quelle tessere? Questo resta un mistero.

Certo è che i furbetti delle iscrizioni farlocche forse non immaginavano neanche lontanamente del diktat che avrebbe poi messo il segretario Angelino Alfano: “Una testa un voto, senza deleghe o deroghe”. Tanto che a Milano, dove erano state staccate 17mila tessere, domenica hanno votato al congresso in 7mila.

di Olga Fassina

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