Mancano pochi giorni alla scadenza per inviare al Cio (Comitato Olimpico Internazionale) le lettere formali di garanzia firmate dal Governo per iscrivere ufficialmente Roma alla corsa per le Olimpiadi del 2020. Le lettere devono arrivare a Losanna entro la mattina del 15 febbraio, mercoledì prossimo. La Spagna (per Madrid), la Turchia (per Istanbul) e finanche l’Azerbaijan (per Baku), hanno già provveduto. Manca l’Italia, la cui candidatura è in bilico. Il fatto che il Presidente del Consiglio Monti abbia deciso di temporeggiare fino all’ultimo, è stato considerato come atto di disimpegno da parte del governo. Il tempo stringe, e nelle ultime ore chiunque ha ritenuto opportuno esprimere la propria opinione, più o meno motivata. Dalle ultime dichiarazioni si capisce come l’Italia sia sempre più divisa tra favorevoli e contrari.

Il fronte del sì è stato aperto da sessanta tra gli sportivi più popolari del Paese, che hanno pubblicato una lettera aperta in cui chiedono al Presidente del Consiglio di sottoscrivere l’impegno per Roma 2020. Poi è sceso in campo l’abc della politica italiana: Alfano, Bersani e Casini in una dichiarazione rilasciata al TG5 hanno lanciato il loro appello a Monti in rappresentanza dei tre maggiori partiti italiani che lo sostengono. A seguire, una nota redatta sul social network Storify da veDrò, associazione politica trasversale di cui fanno parte Enrico Letta e Giulia Buongiorno. Poi Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha parlato di “occasione unica per lo sviluppo, che non si può assolutamente perdere”. Immediata la dichiarazione del presidente del Coni Petrucci che, forte di tali appoggi, ha dichiarato: “Ora manca solo la penna per la firma”.

Ieri un’altra lettera aperta, questa volta firmata da trenta esponenti della cultura e dello spettacolo, tra cui Albertazzi, Verdone, Morandi, Fiorello, Pippo Baudo e i premi Oscar Tornatore e Morricone. “Caro Presidente Monti, il mondo della cultura si unisce all’appello degli atleti per chiederLe di sostenere con forza la candidatura di Roma ai Giochi Olimpici e Paralimpici del 2020 – hanno scritto i trenta -. Le Olimpiadi non sono soltanto un grande evento sportivo, ma anche un’occasione unica per proporre al mondo le ricchezze artistiche e culturali di un Paese (…) Candidarsi alle Olimpiadi è un segnale di fiducia in noi stessi, nei nostri giovani, nella capacità dell’Italia di ripartire anche grazie alla sua creatività”. Concludendo l’appello con un: “Dimostri che il Governo ha ancora voglia di Volare – citando la canzone di Modugno, perché l’Olimpiade a Roma non sia – un sogno che non ritorni mai più”.

Alla mozione contraria si sono invece aggiunti i dossier delle maggiori organizzazioni ambientaliste del Paese. Legambiente mercoledì ha scritto a Monti di “un progetto che non convince”. Il primo punto riguarda l’occupazione di aree sensibili sul fiume Tevere. “Guardando al merito, nonostante il positivo utilizzo di molti impianti esistenti, è prevista comunque l’occupazione, per la realizzazione di nuovi complessi edilizi, delle delicate aree del Fiume Tevere nonostante le enormi volumetrie realizzate in questi anni e quelle previste dal Prg – scrive Legambiente nel suo comunicato -. E se fosse condivisibile il progetto di Parco fluviale, quello dovrebbe servire a una riqualificazione vera del fiume, come è avvenuto per le altre città europee già citate, piuttosto che a occupare ulteriori aree libere, come nel caso di alcune piscine dei passati Mondiali di Nuoto”. L’altro timore è che, per mancanza di risorse, si ripeta la situazione delle nuove linee della metropolitana, dove in cambio di fondi sono ceduti a privati larghe porzioni di terreno da edificare, favorendo così speculazioni ed abusi edilizi.

“Sulla mobilità, poi, viste anche le difficoltà delle casse pubbliche, l’evento potrebbe addirittura peggiorare la già difficile situazione della città – scrive Legambiente -. Sarebbe inoltre molto alto, a tal proposito, il prezzo in termini urbanistici per l’utilizzo di fondi privati in cambio di nuove ingenti cubature da realizzare al di fuori e in aggiunta alle programmazioni già previste”. Sulla stessa lunghezza d’onda sono intervenute ieri anche Fai (Fondo Ambiente Italiano) e WWF, che in un dossier congiunto inviato alla Presidenza del Consiglio e al Coni, dopo un’attenta analisi non mettono in discussione la candidatura in sé ma esprimono forti dubbi su come sia stata pensata. Sostenendo che l’Olimpiade “non deve costituire un’occasione speculativa che aumenta l’edificato urbano ed il consumo dei suoli di là da ogni previsione già fatta e già formalizzata in piani o programmi. Questo è certamente l’elemento di maggiore debolezza della candidatura di Roma“.

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