I primi segnali li capisci quando arrivi in ufficio e non ti saluta nessuno. Alle macchinette del caffé c’è un deserto che potrebbero rotolarti vicino le palle d’erba di un film western. Quando vai in mensa si consuma l’apoteosi: sei lì da solo a mangiare con il tuo vassoio e ti senti un appestato. Il fatto è che in azienda nessuno si cura del lavoro che fai. Ti fai il mazzo? Non te lo fai? Non importa.

La naturale evoluzione sono le battute dei colleghi. Cominciano i colleghi più alti in grado. Non sono mai riferimenti diretti a quanto sei sfigato, come fa un professionista e cattedratico del calibro di Michel Martone. Nel mobbing aziendale le battute sono più triviali. Bisogna essere un accademico per insultarti in faccia come si deve.

Sembrano spiritosaggini, ma fioccano quando i segni premonitori diventano eclatanti: il tuo computer è rotto, ma l’assistenza tarda a riparartelo. O per te non c’è nessuna assistenza e rimani senza computer. Un po’ come con gli ammortizzatori sociali. Non è che tardano ad arrivare, è proprio che non ci sono.

Magari sei lì, praticamente fai solo fotocopie, e passa qualcuno a dirti “bella la vita vero?”. Ma potrebbe anche essere: “Non è monotono?”
Nel governo Monti sono professori, le cose le fanno bene perchè le hanno studiate alla Columbia, mica all’università di Catanzaro. Niente a che vedere con un Brunetta qualunque che in tempi non sospetti diceva ai precari:Siete l’Italia peggiore. Bamboccioni tutti posto fisso e famiglia: vuoi mettere che stile? Se la classe non è acqua, c’è un ministro Cancellieri a ricordarcelo.

Rimane un dubbio. In azienda si sa come va a finire. Si comincia con il computer rotto e a un certo punto ti ritrovi che quella non è più la tua azienda.

Nel caso del governo Monti, invece, c’è uno spaesamento generale. Lo sfottò quotidiano desta grandi preoccupazioni. Se è l’azienda Italia che ti mobbizza, dove dovresti andare quando ti sbatteranno fuori?

Forse il mobbing governativo vuole che emigri. Devi scomparire. Accettare un contratto a tempo determinato a 900 euro al mese senza il paracadute familista significa fare una vita di ascetismo. Nell’attesa che si chiariscano le reali intenzioni del governo Monti, sperando di poter rimanere cittadini italiani, in molti si riascoltano la canzone che ha reso celebre Beck, il cantante americano diventato famoso con la canzone Loser. Il ritornello, con straodinaria lungimiranza, già negli anni ’90 diceva

I’m a loser baby, so why don’t you kill me?

che in italiano sarebbe:

Sono un perdente tesoro, allora perchè non mi fai fuori?

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