L’integralista cattolico Rick Santorum fa tripletta: vince a mani basse primarie e assemblee nel Colorado, uno Stato importante, nel Minnesota e nel Missouri (un successo qui simbolico: non vi sono delegati in palio) e torna in corsa per la nomination repubblicana alla Casa Bianca. Ma il mormone moderato Mitt Romney, finora battistrada nella corsa, gongola lo stesso: lui, infatti, ha fatto poca campagna in questi Stati, ma il campo conservatore che gli è ostile resta diviso tra Santorum e Newt Gingrich, campione del Tea Party a corto di fiato (e di soldi). L’ex speaker della Camera punta ormai tutto sul SuperMartedì, il 6 marzo: si voterà in una dozzina di Stati, molti del Sud e della ‘cintura della Bibbia’, che potrebbero ridargli fiato.

Di qui ad allora, ci sono solo i test nel Michigan e nel Maine –terre di conquista per Romney- e nell’Arizona, Stato aperto a tutti i risultati. Resta in lizza, per il puntiglio e per il principio, l’alfiere libertario Ron Paul, che, in Colorado, è secondo dietro Santorum: per lui, che pure incamera cammin facendo l’appoggio di militari e di lobbies pro-armi locali, speranze zero, ma qualche soddisfazione qua e là e, magari, l’ipotesi di essere l’ago della bilancia.

Con i verdetti della scorsa notte, Santorum ha vinto in 4 degli 8 Stati pronunciatisi: Iowa e, ora, Colorado, Minnesota e Missouri; Romney in tre, New Hampshire, Florida e Nevada; Gingrich solo in uno, la South Carolina. Ma, nel computo dei delegati, Romney è ancora avanti, grazie soprattutto al bottino pieno fatto in Florida (50 per lui, nessuno per gli altri). Attenzione!, però: i delegati finora assegnati non sono neppure 220; siamo ancora lontanissimi dai 1441 necessari per ottenere la nomination.

Giochi, dunque, ancora aperti, pur se, in campo conservatore, il cambio di marcia di Santorum è innegabile e la perdita di velocità di Gingrich anche. Un leader del Tea Party, Judson Phillips, lo ha sferzato nei giorni scorsi: “La tua campagna sta affondando più in fretta della Concordia”, gli ha detto con paragone italiano; “Ora come ora, è un disastro”. Herman Cain, ex candidato alla nomination, gli ha prestato la sua formula magica ‘9+9+9’ (un’aliquota unica del 9% per l’Iva e le tasse sui redditi delle persone fisiche e delle società). E lui attacca Romney ignorando Santorum: “Non c’è praticamente differenza tra Obama e Romney”; e, tra l’originale e il clone, tanto vale scegliere l’originale. Ma, allora, non si è repubblicani.

In Colorado, Santorum ha vinto con il 40% dei voti, davanti a Romney (35%), mentre Gingrich e Paul si sono spartiti l’ultimo quarto (un po’ più e un po’ meno del 12% ciascuno). Nel Minnesota, Santorum ha fatto ancor meglio: 45% dei voti, davanti a Paul (27%), Romney (17%) e Gingrich (11%). In Missouri, dove il test non contava, Santorum è andato oltre il 50%. I dati non sono ufficiali né definitivi.

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