Salgono sull’autobus fermo al copolinea. Sono una decina, indosso la felpa da banda latinoamericana. Si infilano il cappuccio in testa e veloci vanno verso i sedili in fondo, dove è seduto un ragazzo della pandilla rivale. Lo colpiscono in faccia con la fibbia della cintura. Lo trascinano per terra. Calci e pugni nello stomaco. Uno estrae un coltello e cerca di colpire più volte. La vittima si protegge con le braccia. Si divincola. Solo così riesce a salvarsi. Poche decine di secondi in tutto. Poi gli aggressori scendono in strada. Piazzale Lodi, zona sud-est di Milano. L’episodio, avvenuto a metà settembre 2011, è uno di quelli che oggi hanno portato all’arresto di 25 persone dai 16 ai 28 anni. Tra di loro due sono ragazze, mentre sette sono i minorenni. Un ricercato ancora libero. Giovani sudamericani, in maggior parte ecuadoriani, coinvolti in cinque tentati omicidi e alcune rapine, secondo le accuse del pubblico ministero Adriano Scudieri, che ha coordinato le indagini del commissariato Mecenate.

Una guerra tra gang, fatta di raid punitivi e rappresaglie. I Latin King Luzbel alleati con i Neta e i Chicago contro i Trebol, gli Ms13 e i New York. Come armi, coltelli e cocci di bottiglia. Ma anche asce e machete. L’aggressione sull’autobus scatta contro un affiliato ai Trebol, che qualche tempo prima è stato visto parlare con la fidanzata di uno dei gruppi rivali. Uno sgarro da vendicare. Come da vendicare sono le coltellate sull’autobus: il 30 settembre è un appartenente ai Latin King Luzbel a essere aggredito all’interno della stazione della metropolitana di Cimiano. L’1 ottobre e il 23 novembre le ritorsioni: prima un membro dei Trebol viene ferito all’esterno della discoteca Secreta di via Boncompagni, poi uno degli Ms13 è aggredito in via Torino con una scure da cucina. La notte di Natale la vittima è dei Trebol: fuori dalla discoteca The Loft si becca un colpo di machete. Se la caverà con 80 punti di sutura. L’ultimo episodio è di appena due domeniche fa: i New York e gli Ms13 picchiano e rapinano un rivale su un vagone della linea gialla della metropolitana.

Episodi messi in fila nell’ordinanza con cui il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha disposto le 26 misure di custodia cautelare in carcere. E tra una violenza e l’altra, le vanterie su Facebook. Come quando sul profilo di uno degli aggressori – si legge nell’ordinanza – compaiono “immagini facenti riferimento alla banda rivale dei ‘Trebol’, associate a tombe e cimiteri, con chiaro riferimento a un sorta di ‘condanna a morte’ comminata ai rivali”. O come quando, il giorno stesso di una rapina, finisce sul social network la foto con il bottino: carta d’identità, scarpe, cellulare, berretto e t-shirt sottratti alla vittima. E intorno le mani dei vincitori in pose che sono simboli precisi: “Le dita incrociate riportate verso il basso rappresentano un forte disprezzo per la gang Neta”, scrive il gip. E di disprezzo sono pure i commenti sotto l’immagine, dove tra gli insulti in spagnolo compare un ‘hijos de puta’.

La maggior parte degli arrestati aveva precedenti penali. A scuola e al lavoro ci andavano di rado. Meglio incontrarsi nei parchi e cercare di controllare porzioni sempre più vaste di territorio: i Latin King la zona di Precotto, i Neta i giardini di largo Marinai d’Italia, gli Ms13 stabili nell’area di Maciachini e i Trebol radicati tra Romolo e Corsico. “Questi gruppi – spiega Paola Morsiani, dirigente del commissariato Mecenate – hanno un’organizzazione quasi militare: scelgono la vittima, l’accerchiano e usano una forza sproporzionata rispetto all’obiettivo”. Il gip D’Arcangelo sottolinea più volte i futili motivi delle loro azioni, legati solo alla rivalità tra diverse pandillas. “Gli indagati – si legge nell’ordinanza – hanno partecipato attivamente (e spesso anche armati) a violente e ingiustificate aggressioni, che si iscrivono nel preoccupante contesto di una aspra contrapposizione tra bande di giovani latinoamericani ormai tristemente nota e ampiamente degenerata”. Gli arresti di oggi intervengono su una faida che già nella primavera scorsa aveva portato a 24 ordinanze di custodia cautelare.

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