Vicenda appresa de relato. Ma purtroppo vera. L’amico lo conosco bene, è tignoso e sincero, il suo carattere è compatibile con la storia che mi ha raccontato. Ristorante in un paese della provincia di Napoli. Un posto rustico: panche di legno, prosciutti a vista, tovaglie a quadretti. Ricca pizza con la pancetta e una coca cola. Nove euro. Pagamento alla cassa. La banconota da dieci. Il resto di uno.

“E lo scontrino?”

“Quale scontrino?”

“Quello che mi dovete dare obbligatoriamente”.

“E che ve n’avita fa?”

“Come che ci debbo fare? E’ un vostro dovere di legge”.

“Ih, ma quando mai!”

“Non è obbligatorio?”

“Noi mica lo facciamo sempre. Anzi, quasi mai”.

“Complimenti. Quindi io pago le tasse anche per voi?”

“Giuvinò, ma come vi permettete?”

“Capo, non ho capito bene: voi non emettete lo scontrino, e lo scorretto sono io?”

“Emettete? E che c… o significa?”

“Significa che voi lo scontrino me lo dovete dare! E invece non lo fate!”

“Giuvinò, ma siete venuto a creare problemi?”

“Io sono venuto per mangiare una pizza. L’ho pagata, e ora voglio lo scontrino: se tutti facessero come me, tutti pagherebbero regolarmente le tasse e saremmo un paese migliore e più equo!”

“Giuvinò, ecco lo scontrino. E vedete di non presentarvi mai più, che siete persona sgradita al locale e non vi faremo nemmeno accomodare al tavolo. Ite capite buono?”

Peccato, mi ha detto l’amico: la pizza era squisita.

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