Il 18 febbraio la Mectex compie 52 anni, ma non ci sarà nulla di festeggiare. Questa è la storia di un’azienda che partendo dalla provincia italiana ha conquistato il mondo, peccato che dopo aver battuto ogni record sia precipitata nel baratro. LZR Racer: è questa la formula magica del costume prodotto dalla Speedo che alle Olimpiadi di Pechino del 2008 rivoluziona uno sport: il nuoto. Gli atleti che lo indossano conquistano il 92 per cento dei record mondiali e vincono il 94 per cento delle medaglie d’oro.

Non c’è più gara. Speedo si gode gli onori ma anche a Erba, nel comasco, c’è chi si frega le mani e comincia a pensare in grande. E’ la famiglia Fassi, proprietaria di un’azienda tessile, la Nectex. E’ loro il brevetto del costume dei record, realizzato grazie a un tessuto innovativo, frutto di tre anni di collaborazione con la Nasa. E’ l’inizio della fine. I Fassi, che da qualche anno hanno deciso di investire in ricerca, macchinari e capannoni, non temono la crisi. Chi ha idee, tecnologia e passione – pensano – può superare qualunque ostacolo. Sbagliato. Le idee hanno bisogno del credito e quando le banche, preoccupate dall’avanzare della crisi globale, chiudono i rubinetti, la Mectex va a picco, nonostante il costume.

Da 120 i dipendenti scendono a 50: oggi sono 18, l’azienda è sull’orlo del fallimento e i Fassi sono pronti a farsi da parte se solo trovassero qualcuno disposto ad accollarsi i debiti. Aurleio Fassi, direttore generale e figlio del fondatore, Carlo, è un uomo distrutto. Ma cordiale. Ci riceve al primo piano dell’azienda, nella palazzina che ospitava gli uffici e che ora è vuota, buia e fredda. Non vuole parlare. Sorride e non si capisce perché lo faccia. Ha gli occhi di un uomo che sta per piangere. “Non voglio dire nulla – sussurra – è una fase delicata, preferisco non sbilanciarmi”. Ma si capisce che ha voglia di raccontare, di sfogarsi, di giustificare. “Probabilmente ho commesso qualche errore anch’io – si lascia scappare – i manager li sceglie la proprietà, quindi mi assumo le mie responsabilità. Quando mi sono accorto della fossa in cui stavamo precipitando, ho provato a raddrizzare la baracca. Ci ho provato”. Al fondatore dell’azienda, a suo padre, centellina la verità. “Ha 90 anni, sto cercando di tutelarlo. Non gli dico tutto. A questa azienda ha dato la vita e anche la casa. La sua, come la mia e quella dei miei fratelli, sono ipotecate”.

In fabbrica la tensione è forte come il rumore prodotto dai soli due telai rimasti. Carmen Del Medico, delle Rsu, è furiosa, ma non con la proprietà. “Quello che sta succedendo – afferma – è pazzesco: questa azienda fallisce perché è soffocata da Equitalia e non riesce a farsi pagare una commessa milionaria dal ministero della Difesa. Abbiamo consegnato divise militari e tende realizzate con un prodotto ad alta tecnologia. E non abbiamo ancora incassato il dovuto. Lo Stato dice di voler aiutare le imprese, ma noi andiamo a picco e i dipendenti sono quasi tutti a casa”. Del Medico, come i pochi colleghi rimasti all’interno dello stabilimento, non si dà pace. “Realizziamo un prodotto che ha mercato, le commesse non mancano, ma se non ci sono i soldi per acquistare il filo, non si possono realizzare costumi e giacche a vento”. Tra i tanti colpevoli, uno lo è di più. “A volere la morte di Mectex sono le banche, in particolare una, Banca Intesa. Tre anni fa noi dipendenti abbiamo scritto una lettera all’allora amministratore delegato dell’istituto, Corrado Passera, chiedendogli di non interrompere la linea di credito. Non ci ha neppure risposto. Vediamo se risponde ora, che è diventato ministro”. Anche per Rosaria Maietta, che affianca i lavoratori per conto della Filctem Cgil di Como, i costumi c’entrano fino a un certo punto. “Questa azienda non è entrata in crisi perché la federazione internazionale ha vietato i supercostumi. Ma perché la proprietà ha fatto enormi finanziamenti in una fase sbagliata. Il leasing per l’acquisto del nuovo capannone, gli investimenti per i nuovi macchinari sono stati effettuati in un momento in cui le banche hanno interrotto il flusso di cassa”. Ora la Mectex sta tentando la strada di un concordato preventivo. E’ stato individuato un imprenditore della zona, che opera nello stesso settore, interessato, pare, a rilevare un ramo d’azienda. “Non ci è stato fatto il nome – allarga le braccia Maietta – la nostra preoccupazione principale è tutelare i livelli occupazionali”.

di Francesco Gilioli

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