Premesso che da qualunque parti arrivino dei soldini destinati a Emergency sono una prova provata dell’esistenza di una qualche divinità, la decisione di Celentano annunciata ieri urbi et orbi, di devolvere totalmente in beneficenza i 750mila euro o quel che saranno che la Rai gli verserà per silenziare Sanremo, sancisce la nascita delle cosiddetta beneficenza a nostra insaputa.
Nostra come cittadini di questo paese. A parte il fatto che quando Gian Marco Mazzi ha declamato ieri l’impeto di generosità del Molleggiato mi è venuto in mente il dettato evangelico sui gesti benefici (“Non sappia la mano destra cosa fa la sinistra”, quando invece il molto evangelizzato Celentano e chi per lui parevano assai ansiosi che mani e piedi di tutta Italia sapessero quanto è buono) la scelta (tardiva) del cantante mi è sembrata una toppa che se non è peggio del buco è solo perché una parte di quei denari andranno a Gino Strada.

Dunque: per partecipare a Sanremo Celentano chiede una barca di soldi alla Rai, che è servizio pubblico. Ottenuti quei denari decide sobriamente di devolverli  in beneficienza. Dunque il nostro decide di compiere atti di generosità con soldi pubblici, senza prima chiedere l’assenso di qualcuno. A nostra insaputa, per l’appunto. Un po’ come succede per l’8 per mille: se non esprimi una preferenza nella dichiarazione dei redditi non è che l’8 per mille scompaia dal tuo 730; finisce in automatico alla Chiesa e tanti saluti. Se Celentano avesse annunciato prima la sua scelta oppure avesse deciso di andare gratuitamente a Sanremo e poi di girare 750.000 euro (suoi) a Emergency sarei stato il primo a saltare sulla sedia per applaudirlo; invece ha deciso di devolvere soldi nostri senza chiedere preventivamente il permesso. Mah.

E non solo: finchè finanzia Gino Strada con soldi miei senza chiedermelo ne sono felice. Se invece finanzia qualcuno indicato (fra gli altri) dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, inserito in una lista di sindaci (in base a cosa? Silenzio) che “sono più vicini di altri alla gente”, visti i criteri con cui Alemanno ha scelto chi inserito nei pubblici uffici (una pletora di ex picchiatori fascisti) allora prima mi preoccupo, poi mi va molto meno bene.

E dalla Rai solo silenzi
: del resto quando parlano fanno venire la pelle d’oca. Che ne dite del confermato direttore del TG1 che rispondendo ad una telefonata scherzosa di un finto Bossi si rivolge a lui (credendolo vero) come “squisito”? Squisito? Aridatece Minzo, faceva più ridere.