Sono arrivati alla spicciolata, molti l’avevano saputo poche decine di minuti prima, la maggior parte col passarola e via sms. In tutto in 200 hanno manifestato contro “la repressione dello Stato”: gli arresti e le perquisizioni che in tutta Italia hanno colpito una trentina di militanti o simpatizzanti del movimento No Tav. “Liberi tutti” e “c’ero anch’io a tagliare quelle reti”, alcuni degli slogan che si sono sentiti in un presidio che presto si è trasformato in corteo selvaggio. Una marcia di poche centinaia di metri che da Piazza Nettuno è arrivata sotto le Due Torri, e che, prima di disperdersi, ha mandato in tilt il traffico del centro per una trentina di minuti.

Tra i manifestanti molte facce note dei movimenti bolognesi. Militanti del centro sociale occupato Crash, del collettivo universitario autonomo, di Santa Insolvenza, del Tpo e della galassia anarchica cittadina. Molti dei presenti in Val Susa ci sono stati e ci andranno ancora, altri no, “ma col cuore siamo sempre con i valligiani”. A parlare è Luca, 22 anni, studente universitario.

“Guardate cosa hanno fatto, hanno pescato a caso e arrestato amici e compagni in tutta Italia. Probabilmente hanno preso solo chi sono riusciti a identificare”. C’è chi invece ci va più duro. Quando il megafono lo prendono i ragazzi e le ragazze del Tpo c’è chi ricorda “i manganelli che ci hanno spaccato i denti in questa città, e nessuno è ancora stato in grado di rintracciare il colpevole”. Il riferimento è alla manifestazione contro Bankitalia dell’autunno scorso, dove una ragazza fu colpita al viso da una manganellata e perse 4 denti.

Del Tpo era anche Alvise, studente 22enne iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche di Bologna, che da domani avrà l’obbligo di dimora a Belluno. L’accusa per lui è resistenza all’arresto. Perquisizioni anche per altri due studenti bolognesi, anarchici e anche loro, a quando si apprende, presenti durante gli scontri avvenuti in Val di Susa il 27 giugno e il 3 luglio scorsi. Cosa rende così speciale ai loro occhi il movimento No Tav ce lo spiega Fulvio, del centro sociale Crash. “A volte è vero, nel movimento bolognese ci sono vedute differenti, ma i valligiani no tav sono riusciti a mettere assieme un no duro contro l’alta velocità e proposte concrete che hanno mostrato a tutta Italia che un’alternativa democratica e partecipata c’è. Nelle loro assemblee ci siamo sentiti tutti a casa, nonostante le differenze”.

In coda al mini corteo anche signori non più giovanissimi. “Siamo senza striscione perché l’abbiamo saputo all’ultimo momento, ma ci siamo anche noi”. Sergio Brasini fa parte dei “No People mover”, quel gruppo di cittadini che da mesi sta combattendo contro la decisione della maggioranza di una monorotaia rialzata che collegherà la stazione con l’aereoporto Marconi. “Siamo qui per manifestare a favore dei No Tav, ci sentiamo spesso e alcuni di noi sono anche andati in Val Susa. Con loro condividiamo i metodi di lotta”. E le accuse di violenza? “I No tav non sono violenti. Tagliare le reti è violento? Noi faremo come loro, e se sarà necessario occuperemo anche i cantieri del People Mover”.

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