Il sindaco di Firenze Matteo Renzi“Non sono vecchio, ero all’università quando Vendola insieme a Bertinotti mandava a casa il governo Prodi”. La prima stoccata Matteo Renzi la riserva al leader di Sel, che nel pomeriggio a Radio 24 aveva definito il rottamatore “vecchio culturalmente e politicamente più di me e di Bersani”, una persona “con una cultura politica essenzialmente di destra”. Il secondo colpo invece è tutto per il segretario del Pd che “dovrebbe ascoltare attentamente le nostre voci. Non so se segue la diretta streaming – dice Renzi – me lo auguro, ma non siamo asini e a Bersani dico che se mettersi a disposizione significa stare dietro al capo di una corrente rispondo no, grazie”. Dopotutto, nel suo intervento al Big Bang organizzato all’ex stazione Leopolda di Firenze, un sassolino dalla scarpa Renzi se l’è voluto togliere perché la stoccata allusiva, lanciata da Napoli (“i giovani non devono scalciare”) non poteva cadere nel nulla.

A fuoco Renzi risponde con fuoco e non si fa trovare spiazzato: ne ha per tutti. Anche se sembra più deluso dal governatore pugliese. “Vendola è stato davvero ingeneroso, dovrebbe ascoltare quello che sta avvenendo qui”, dove non c’è stata “nessuna polemica, nessuna contrapposizione”. Il quadro del Pd  che esce fuori dal secondo giorno della manifestazione è piuttosto critico. Le dichiarazioni e i commenti, con frasi più o meno sibilline, lo lasciano intendere chiaramente. Altro elemento di rottura è la risposta di Renzi sulla sua candidatura alle primarie, che non esclude in modo categorico. “Non mi candido, si candidano le idee, poi vediamo che succede…”. E’ quel “poi vediamo che succede” che non convince i bersaniani che vorrebbero il leader del Pd come candidato naturale. Si è invece candidato l’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino, mentre a portare sostegno all’inziativa è arrivato lo storico esponente prodiano Arturo Parisi.

All’incontro con la stampa, infatti, la domanda è sempre la stessa e viene posta più volte. Renzi però tenta di spostare la barra sui contenuti, sulle “tantissime proposte interessanti e suggestive che formeranno i cento punti del Wiki-Pd. Noi facciamo proposte concrete – ha ribadito – come abolire il valore legale del titolo di studio e i finanziamenti ai partiti. O dimezzare il numero dei parlamentari”. Ed è questo il messaggio che il sindaco di Firenze intende far passare, sottolineando anche con chiarezza quali sono le sue posizioni su altri temi caldi. Come le pensioni. “Sono favorevole – ha detto – a valutare una riforma seria delle pensioni. E’ naturale andare in pensione due anni più tardi e il problema non è questo, ma che cosa ci viene dato in cambio”.

Renzi ha mostrato il suo lato showman, ripescando una battuta in stile bersaniano a proposito dei lavoratori dell’azienda di trasporti Ataf e dei cittadini che stamani hanno manifestato davanti ai cancelli della Leopolda. “Sono felice che siano venuti qui a manifestare, riconoscono l’importanza di questo evento”, perché “non stiamo mica qui a schiacciare i punti neri alle coccinelle, come direbbe il guru Bersani”. Nonostante l’evidenza e le tensioni politiche tra le fila dei democratici, il problema però, secondo Renzi non è nel Pd ma fuori. “Finché il governo è in mano a Scilipoti che cosa possiamo fare? Questo è il vero problema dell’Italia”. Altro che Pd, quindi, al quale invece “serve parlare di cose concrete come stiamo facendo qui, dove si respira un’aria positiva e dove vivo un sentimento di responsabilità notevole verso tante donne e tanti uomini che non possiamo deludere”. Dopotutto le presenze all’evento sono “molti più dello scorso anno” precisa il rottamatore che sciorina i numeri: 6500 persone a oggi.

Alla Leopolda è arrivato – cosa tutt’altro che scontata – anche Giuseppe Civati, il consigliere regionale lombardo del Pd che aveva battezzato i rottamatori con Renzi, ma poi se n’era distaccato per differenti visioni politiche. “Mi sento ancora a casa mia”, ha esordito sul palco Civati. “Un consiglio al partito, dobbiamo portare una nuova generazione al governo di questo paese, facciamolo tutti insieme. Io e Matteo siamo nati nel 1975 e quelli che litigavano allora sono gli stessi ache litigano ancora oggi”. Agli elettori “dobbiamo dare un messsaggio differente, portiamo a Palazzo Chigi una nuova generazione e facciamolo con il Partito democratico, lasciando perdere i personalismi. Le sfide che abbiamo di fronte sono più grandi di noi, la battaglia dei Gormiti lasciamola fare ai bambini: adesso abbiamo altro da fare”.

I lavori al Big Bang sono andati spediti ed è stato un via vai continuo di amministratori arrivati, per l’occasione, da tutta Italia. Nel pomeriggio è toccato a Federico Talè, sindaco di Mondavio, in provincia di Pesaro, riaprire la carrellata di interventi. Talè ha parlato di moralità e dello scandalo della compravendita dei parlamentari, delle risposte che in queste condizioni non riesce a dare ai cittadini, della bellezza della politica che è da salvare. “La politica non è più credibile” ha attaccato invece Diego Guerrini, sindaco di Gubbio, manifestando un “sentimento di rabbia” per “chi vive di politica”, per i privilegi. “Mi piacerebbe che nel nostro partito non esistesse il principio di deroga – incalza – e che tutti i parlamentari dopo due mandati andassero a casa”. La “necessità di una attenzione primaria alle politiche ambientali, risorsa sottovalutata da tutti i partiti” arriva dal neosindaco di Pollica, Stefano Pisani, eletto quale successore di Angelo Vassallo ucciso lo scorso settembre.

Si sono presentati alla kermesse fiorentina, oltre ai 250 giornalisti accreditati e agli amministratori, i manager televisivi Giorgio Gori di Magnolia e l’amministratore delegato di Telecom Italia Media Antonio Campo Dall’Orto, oltre a vari imprenditori tra i quali Nerio Alessandri di Technogym, Fabrizio Landi, amministratore delegato di Esaote, oltre al nuclearista Chicco Testa, la cui presenza ha suscitato qualche mugugno tra i più critici.