Mentre Berlusconi sponsorizza il partito “Forza Gnocca”, uno dei suoi uomini riceve una condanna di un anno e sei mesi proprio a causa dell’eccessivo interesse per la pornografia. E’ successo ancora una volta a Parma, facendo infittire ulteriormente i rapporti tra Comune e Procura della Repubblica: dopo “Easy money”, che ha portato all’arresto di un assessore e di un funzionario, “Green money”, che ha visto le manette ai polsi del comandante dei vigili e 4 dirigenti pubblici, l’inchiesta sull’ospedale vecchio, ora arriva una bastonata anche per Giampaolo Lavagetto, ex assessore alle politiche scolastiche prima che la delega passasse nelle mani di Giovanni Paolo Bernini, ora in carcere.

L’ex assessore comunale è stato infatti condannato a 1 anni e 6 mesi in rito abbreviato, con l’accusa di peculato a causa dei collegamenti illegittimi effettuati con il cellulare comunali a siti internet pornografici. Il tutto predisposto dal Gup Alessandro Conti, dopo aver ascoltato le richieste del pm Roberto Licci (2 anni) e dell’avvocato Amerigo Ghirardi (assoluzione). Alla fine, comunque, nessun dubbio: Lavagetto si è collegato volontariamente ai siti hard con il cellulare pubblico, nonostante i tanti errori e la poca chiarezza della vicenda. E così, l’attuale consigliere provinciale si ritrova con una condanna che ovviamente è stata sospesa, e un’interdizione dai pubblici uffici per il prossimo anno e mezzo.

Benchè Lavagetto sia il secondo assessore del Comune a ritrovarsi coinvolto in un’inchiesta penale, la sua vicenda è scoppiata ben due anni fa, con toni poco trasparenti. Il tutto è infatti uscito sulla stampa nello stesso momento in cui Lavagetto decise di candidarsi per la presidenza della Provincia, nonostante le fatture contestate risalgano al periodo settembre – gennaio 2009. In quel quadrimestre, infatti, molti assessori ricevettero bollette record da parte di Telecom Italia: Lavagetto sicuramente la più onerosa, con 90mila euro da pagare.

Una cifra che però non tornava, tanto che dopo alcuni controlli la Telecom confermò di aver sbagliato la fatturazione: in realtà la cifra spesa per i collegamenti a siti internet wap era di 408 euro in quattro mesi. Intanto si diffonde la notizia e la somma da pagare con soldi pubblici per Pietro Vignali è comunaue alta, per cui il sindaco volle vederci chiaro presentando un esposto in Procura: dopo alcune indagini emerse che 170 euro erano stati spesi per l’abbonamento wap, mentre 230 per connettersi a siti hard.

Lavagetto allora propose subito al Comune di rimborsare la spesa, che a suo dire si era verificata per collegamenti involontari, con mille euro forniti personalmente: Ma all’amministrazione non basta: va avanti. E per l’assessore viene chiesto il rinvio a giudizio. Lavagetto sceglie il rito abbreviato: a suo favore una perizia di parte che dimostra come i collegamenti ai siti porno siano avvenuti davvero involontariamente, cliccando su una “vetrina” contenente i vari link. Ma il pm ordina una controperizia, che dimostra come per quanto alcuni collegamenti siano stati involontari, altri, i primi, siano stati effettuati volontariamente con un cellulare che non era di sua proprietà.

Immediate le reazioni dell’ex assessore: “Proprio non me l’aspettavo, sono sconvolto – afferma non potendo credere alla sentenza, visto che si era sempre detto sicuro della sua assoluzione -. Sicuramente farò ricorso in appello, anche se prima ovviamente attenderò le motivazioni del giudice. La cosa che più mi addolora è che questa sentenza possa creare un danno di immagine e di fiducia nei confronti dei miei elettori. Io continuo a definirmi innocente e invito tutti a verificare le strane coincidenze che hanno portato sulla stampa la vicenda, guarda caso durante la mia candidatura alle provinciali quando il Comune già sapeva che si era verificato un errore di calcolo da parte della Telecom. Spero che questo non cancelli quanto da me svolto in 7 anni di lavoro a favore dell’infanzia e dell’istruzione, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti proprio in questo settore”.

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