E’ giunto il momento dei benefici di legge anche per Wanna Marchi (che all’anagrafe fa Vanna, di nome), la regina emiliana delle televendite e ancora prima delle alghe “scioglipancia” condannata il 4 marzo 2009 in via definitiva a 9 anni e 6 mesi anni di carcere per bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e associazione per delinquere. La teleimbonitrice ha lasciato il carcere della Dozza di Bologna, dove divideva la cella insieme ad Annamaria Franzoni, condannata per l’omicidio del figlio Samuele, e si è trasferita a Milano dove lavora in un bar vicino alla stazione centrale.

A provocarle i guai peggiori era stata l’ultima parte della sua carriera, quella davanti alle telecamere televisive, in cui vendeva numeri del lotto, sbriciolava non più ventri grassi ma il malocchio con sali e talismani e portava fortuna e denaro – diceva – a chi si affidava ai vaticinii suoi, della figlia Stefania Nobile e del mago brasiliano Mario Pacheco Do Nascimento, scappato poi in Brasile per sfuggire al mandato di cattura fino alla riparatrice prescrizione.

Peccato che “fortuna e denaro” fossero incentivati a suon di pressioni sfociate in vere e proprie intimidazioni e minacce che avevano fruttato decine di migliaia di euro da persone per lo più appartenenti a fasce deboli. Le quali, ovviamente, mai hanno visto niente di quanto promesso, ma si sono trovate senza il becco di un quattrino, guai familiari provocati da patrimoni dilapidati e magari case vendute o ipotecate per saldare i debiti.

Ora, però, si volta pagina, almeno per Wanna Marchi, nata nel 1942 a Castel Guelfo, meno di 4 mila abitanti in provincia di Bologna, e assurta al grande pubblico negli anni Ottanta tra le televendite di prodotti dimagranti sulle tivvù private. Poi c’era stata la presenza fissa a Superclassifica Show, trasmissione musicale di quel Canale 5 che faceva registrare un’ascesa sempre più vertiginosa dell’impero televisivo berlusconiano. In seguito vanno registrate la apparizioni dello sceneggiato satirico del trio Marchesini, Lopez e Solenghi molto liberamente ispirato ai “Promessi sposi” di Alessandro Manzoni e le comparsate in fiction straniere, tra cui una in Giappone.

Da qualche giorno, invece, la teleimbonitrice è tornata a Milano, dove il regime di semilibertà le consente di lavorare nel bar e ristorante “La Malmaison”, proprietà del fidanzato della figlia Stefania, che sta scontando da un anno la sua pena ai domiciliari nel capoluogo lombardo. E – a conferma che quando si parla di Marchi la pubblicità arriva da sé – l’esercizio pubblico è stato via via preso d’assalto dai cronisti.

La storia della donna è dunque tutto un avvicendarsi di ribalte pubbliche e guai con la giustizia. Parte della vita di Wanna Marchi è stata infatti scandita da vicende giudiziarie che iniziano nel 1990 per una bancarotta con relativo arresto. Scarcerata, venne assunta ancora per fare televisione, ma la svolta arrivò nel 1996, con la costituzione della Ascié Srl, sede legale a Milano, fondata insieme alla figlia e con al “mago” brasiliano. Le attività di vendita (e non solo, si scoprirà in seguito) subirono un primo scossone nel 2001 con le telecamere di “Striscia la notizia” che, per la prima volta, fecero vedere cosa accadeva dietro la vendita di numeri per le lotterie e filtri a uso vario.

Di qui partì un’indagine condotta dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Milano che portò la celebre emiliana e gli altri soci della Ascié al rinvio a giudizio. Il processo di primo grado fu un altro evento mediatico, rimbalzato sui piccoli schermi degli italiani anche dalla trasmissione “Un giorno in pretura”, e arrivarono poi le condanne nei vari gradi. Una difesa Marchi e Nobile la tentarono ancora una volta affidandosi al video, passando però questa volta attraverso un blog battezzato con il nome di “Tutta la verità”.

L’esperienza però si concluse nel giro di breve mentre tra il 2007 e il 2008 a Carpi, in provincia di Modena, Wanna Marchi aveva aperto un centro benessere ripartendo da dove tutto era iniziato, le cure dimagranti. Infine qualsiasi esperienza era stato congelata nel 2009 dalla Cassazione, che aveva confermato la condanna anche per Francesco Campana, ex compagno della Marchi. Altri guai giudiziari avevano poi riguardato anche il fratello di Stefania Nobile, Dino, accusato di aver riciclato i proventi dell’attività economica della donna.

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