Questa volta la ministra Mariastella Gelmini ha raggiunto il massimo dell’ipocrisia. Di fronte alla denuncia dei contributi chiesti alle famiglie dalle scuole, risponde con un comunicato di sostegno all’iniziativa, impegnando il ministero a svolgere severi controlli perché questo fenomeno venga arginato. E se così fosse, i bambini non avrebbero nemmeno la carta igienica nei bagni.

“Le numerose segnalazioni raccolte finora in merito alla scorretta modalità di presentazione della richiesta di pagamento a carico delle famiglie
– aveva dichiarato Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unc (Unione nazionale consumatori) – confermano una diffusa speculazione”. Dona ricorda poi una norma vigente su questo problema: “A norma della legge Bersani (40/07),  il contributo – da non confondere con la tassa vera e propria per la quale sono previste esenzioni in caso di disagi delle famiglie – deve restare un’erogazione liberale a favore degli istituti scolastici finalizzata all’innovazione tecnologica, l’edilizia scolastica e in generale l’ampliamento dell’offerta formativa. In alcuni casi però il contributo, che è quantitativamente a discrezione della dirigenza scolastica ed oscilla mediamente tra i 30 ed i 100 euro,  viene presentato alle famiglie omettendo l’aspetto facoltativo dello stesso, risultando in alcuni casi alla stregua della tassa scolastica vera e propria”. Il responsabile dell’Unc invita quindi le famiglie e denunciare eventuali abusi.

La Gelmini prende la palla al balzo e risponde con insolita tempestività: “Ritengo pienamente condivisibile quanto dichiarato oggi dal segretario generale dell’ Unione Nazionale Consumatori (Unc) Massimiliano Dona. La trasformazione dei contributi volontari delle famiglie alle scuole in contributi obbligatori rappresenta infatti un atto illegittimo. La denuncia del segretario Dona impone un’attenta verifica da parte degli Uffici Scolastici Regionali, che saranno in tal senso chiamati a  vigilare dal Ministero”.

Ancor più sconcertante il seguito: “Tale prassi – continua la ministra – risulta ancora di più ingiustificabile a fronte del reintegro dei fondi per le spese di funzionamento e anzi del loro aumento in questo anno scolastico, da 130 a 200 milioni di euro. Mi sembra inoltre opportuno che le dirigenze scolastiche rendano conto ai genitori dell’utilizzo delle risorse, rendendo universale l’adozione del ‘bilancio sociale’, che non a caso è lo strumento attraverso il quale alcune tra le scuole meglio gestite si presentano al territorio”.

Intanto un avvertimento per far luce sulla necessità che hanno le scuole per chiedere contributi alle famiglie: per lo più non certo per fare innovazione o comunque per rendere più ricca l’offerta dei servizi, ma per ovviare alle più elementari esigenze di gestione delle comunità scolastiche: acquistare detersivi per pulire le aule e i banchi, procurarsi la cancelleria necessaria per la segreteria o per gestire i laboratori là dove ci sono, fornire alla classi il materiale indispensabile perché gli insegnanti possano svolgere la loro normale attività didattiche. Necessità che senza questi contributi non potrebbero essere soddisfatte. Perchè i milioni messi a disposizione dal ministero arrivano (quando arrivano) ad anno scolastico concluso, e comunque in misura del tutto insufficiente.

Lo sa Mariastella Gelmini che questa è la drammatica situazione in cui si lavora nelle scuole? Da quel che dichiara sembrerebbe proprio di no. Questo il vero tunnel in cui si trovano presidi, insegnanti e genitori.

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