“Apple ha perso un genio creativo e visionario e il mondo ha perso un formidabile essere umano”. Così il sito di Apple annuncia la morte del suo fondatore Steve Jobs, insieme all’anno della nascita e quello della morte: 1955-2011.

Il “visionario della Silicon Valley” aveva annunciato, lo scorso 26 agosto, le sue dimissioni irrevocabili da amministratore delegato dell’azienda che ha fondato e che dall’orlo della bancarotta ha portato nell’Olimpo delle grandi. Quarantun giorni dopo è arrivata la tanto temuta quanto attesa notizia. A finirlo è stato quel male, un tumore al pancreas, che per anni lo ha tormentato e lentamente consumato.

“Visionario” è la definizione ricorrente. Oltre all’azienda della Mela, la utilizza il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. ”Il mondo ha perso un grande innovatore visionario. E non ci può essere maggior tributo al successo di Steve che ricordare che la maggior parte del mondo ha saputo la notizia della sua scomparsa sui computer che lui stesso ha inventato”. All’inventore dell’Iphone e di tanto altro viene tributato un merito a cui molti  politici ambiscono, raramente con successo. Quello di avere “cambiato il mondo”. Continua il presidente Usa: “Ha trasformato le nostre vite, ridefinito interi settori industriali e compiuto una delle imprese più rare nella storia dell’umanità: ha cambiato il modo in cui ognuno di noi guarda il mondo”.

Anche il presidente russo Dmitri Medvedev non ha fatto mancare il suo messaggio di cordoglio alla famiglia di Jobs e agli ammiratori del guru Apple. Da accanito fan della Mela (in un viaggio di Stato nel 2010 volle conoscere Jobs e pronunciò un discorso all’università di Stanford leggendo il testo su un iPad), il leader del Cremlino ha utilizzato Twitter per dire che “persone come Steve Jobs cambiano il mondo. Le mie sincere condoglianze ai suoi cari e a tutti coloro che hanno apprezzato la sua intelligenza e il suo talento”.

E forse non c’è altro modo per sintetizzare la vita di chi, nel 2005, consegnò una sorta di testamento spirituale agli studenti dell’Università di Stanford: “Siate folli, siate affamati” (“Stay hungry, stay foolish”, guarda il video qui sotto). Una follia e una fame che hanno portato Jobs a rivoluzionare la vita di milioni di persone.

Qui il video integrale del discorso di Stanford, con sottotitoli in italiano.

L’annuncio della sua scomparsa arriva con uno stringatissimo comunicato del gruppo californiano. Ma in contemporanea sul sito appare una foto in bianco e nero di Jobs con la data di nascita e quella della morte. “Quelli di noi che hanno avuto la fortuna di conoscerlo abbastanza e di lavorare con lui – si legge – hanno perso un caro amico e un mentore ispiratore. Steve lascia una società che solo lui avrebbe potuto costruire e il suo spirito sarà sempre il fondamento di Apple”.

A prendere in mano le redini dell’azienda è stato già da tempo Tim Cook. Ma Jobs lascia un vuoto incolmabile tra i suoi collaboratori, come tra i milioni di fan (leggi come viene ricordato su Internet uno dei “profeti” della Rete). Ora tutti, soprattutto i più giovani, lo conoscono come l’inventore dell’iPad e dell’iPhone, che hanno rivoluzionato il mondo della tecnologia e delle comunicazioni. E dell’iPod, che ha fatto lo stesso con la musica. Ma fu lui che nel 1977 – dopo aver creato la Apple l’anno precedente insieme all’amico Steve Wozniak – lanciò il primo personal computer della storia (qui le tappe principali della sua carriera). La marcia era appena cominciata. Lasciò la Apple nel 1985, in polemica con l’amministratore delegato da lui stesso nominato. Quando fu richiamato nel 1996 l’azienda di Cupertino era in profonda crisi, e Jobs in quindici anni l’ha trasformata nella società più ricca del pianeta.

Nel 2007 la rivista Fortune lo ha indicato come l’uomo d’affari più potente del mondo: il suo rivale di sempre, il fondatore di Microsoft Bill Gates, finì solo sesto. “Steve mi mancherà immensamente”, commenta ora Gates. “Il mondo raramente ha conosciuto qualcuno capace di avere sul mondo stesso un impatto profondo come quello di Steve, il cui effetto si sentirà ancora per generazioni. Per quanti tra noi sono stati così fortunati da lavorare con lui è stato un onore incredibilmente grande”.

Nel 2010 – quando già la malattia lo aveva allontanato da ogni ruolo operativo in Apple – il Financial Times ha eletto Jobs uomo dell’anno, riconoscendo la sua capacità di riportare in vetta un’azienda raccolta sull’orlo del fallimento. Con l’iPhone e l’iPad ha realizzato il suo sogno del “piccolo schermo”, di un mondo al di là del computer e senza Windows. Non a caso il sorpasso sulla rivale Microsoft per valore di mercato è oramai da tempo compiuto.

Sempre il Financial Times lo definì “la prima rock star dell’industria high-tech’’ per la sua abitudine – oramai copiata da tutti – di presentare ai suoi fan tutte le novità della casa dal palco di un teatro. Ma anche per aver portato Apple in Borsa a soli 25 anni: prima di quanto non abbia fatto Mark Zuckerberg con Facebook. Neppure l’inventore del più famoso social network si sottrae al ricordo dell’illustre collega: “Grazie per essere stato un mentore e un amico, grazie per aver dimostrato che ciò che tu costruisci può cambiare il mondo. Mi mancherai”.

Qualcuno lo ha descritto come un “tiranno” nei confronti dei suoi collaboratori e dipendenti. Ma la verità – spiega la maggior parte degli osservatori – è che in un momento di grande crisi economica e occupazionale in America, Jobs, a differenza di tutti gli altri Ceo, ha continuato a creare posti di lavoro. E probabilmente la Apple ne continuerà a creare ancora malgrado la morte del suo “genio”, grazie alla sue ultime creature: l’ultimo modello di iPhone, presentato appena ieri, e la terza terza generazione dell’iPad che dovrebbe vedere la luce all’inizio del prossimo anno.

Nel discorso di Stanford, citatissimo fin dalle prime ore dopo la sua scomparsa, Steve Jobs affrontò anche il tema della morte, già consapevole che presto sarebbe toccato a lui: “E’ un agente di cambiamento: spazza via il vecchio per fare largo al nuovo”.

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