Con un voto bipartisan, con una “decisione inqualificabile, inopportuna e incomprensibile” – come l’ha correttamente definita il Comitato Articolo 33, che si batte contro i finanziamenti pubblici alle scuole private – il Consiglio comunale del capoluogo emiliano ha approvato un odg che adotta il modello ideologico ciellino, la cui capofila è la Lombardia guidata da Formigoni.

Comunione e Liberazione, la potentissima lobby cattolica dedita al business, è cresciuta sull’onda dell’affermarsi della sussidiarietà e della conseguente dismissione dei servizi pubblici forniti dalle Istituzioni, affidati alle mani clericali di chiese, parrocchie, cooperative bianche e rosse. Il suo modello è riassunto nei suoi bilanci, in costante e vertiginosa crescita: togliere allo Stato facendosi pagare profumatamente dallo Stato.

A Bologna la sua alfiera paladina è Valentina Castaldini, consigliera comunale che – oltre a essersi battuta per far illegalmente bocciare la proposta di referendum consultivo sui finanziamenti dell’Amministrazione alle scuole federate dalla FISM (sindacato di categoria degli istituti cattolici) – firma l’ordine del giorno, approvato poi a maggioranza assoluta coi voti del Pdl, della Lega Nord e del Pd. Unici voti contrari quelli dei Sel e del M5S.

A questo punto, la tanto sbandierata “istruttoria pubblica” voluta dal Pd per risolvere i mali della scuola pubblica – carenza di docenti, aule poco sicure, classi sovraffollate, risorse economiche insufficienti – si rivela una bufala, il cui risultato è già scritto: il Comune continuerà a sperperare i soldi dei contribuenti e a regalarne alle scuole private.

Appena tornati da 48 lunghi giorni di vacanze estive, i consiglieri comunali sono già riusciti a portare in porto un nuovo pessimo servizio alla cittadinanza bolognese.

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