Tre stanze per quattro ministri, una segreteria e, almeno per oggi, zero personale operativo. Questa a grandi linee la situazione dei ministeri di Monza, in quello che doveva essere il loro primo giorno di operatività.

Lo scorso 23 luglio la Villa Reale aveva ospitato un’inaugurazione in pompa magna, alla presenza di ministri e autorità di ogni ordine e grado. In quell’occasione era stata annunciata l’operatività degli uffici distaccati di Tesoro, Semplificazione, Turismo e Riforme a partire dal primo di settembre.

Il giorno fatidico è arrivato, ma questa mattina alle 9 gli uffici erano ancora chiusi, stessa cosa alle 9.30 e alle 10. S’è dovuto attendere le 10.20 prima di vedere una persona avvicinarsi alla porta di ingresso. Quando già diversi giornalisti si erano accalcati davanti alla sede ministeriale si è palesato il capo di gabinetto del ministro Calderoli, Maurizio Bosatra, che ha subito precisato: “Nessuno ha mai parlato del primo di settembre. Si era detto che l’operatività sarebbe stata garantita dai primi di questo mese. Comunque io sono qui, per accogliere i rappresentanti dell’Ascom di Padova che stanno arrivando in delegazione”.

A telecamere spente alcuni cronisti sono stati ammessi nei locali, accompagnati dal capo di gabinetto e dall’addetto stampa del ministro Calderoli, che durante la visita guidata ha precisato: “Non c’è una data ufficiale per l’apertura, ma lunedì saremo qui a lavorare”. Proprio al ministro per la Semplificazione normativa va la prima stanza sulla sinistra, un ufficio che dovrà condividere con il collega Giulio Tremonti. Per loro un bel locale con due scrivanie, alcune librerie (per ora vuote) e le foto di Bossi e del Presidente Napolitano appese alle pareti.

Di fronte c’è l’ufficio extralusso del Senatur. Qui una sola scrivania, travi in legno, librerie e, a livello del pavimento, una grande vasca coperta da una lastra di vetro che ospiterà il plastico della Villa Reale. In fondo al corridoio, sulla sinistra, l’ufficio segreteria che al momento contiene solo alcune armadiature e due scrivanie. Sopra alla prima c’è un computer, sulla seconda solo la statuetta dell’Alberto da Giussano e, alle pareti, la foto di Umberto Bossi (da giovane).

Poi ci sono altri spazi, off limits per i giornalisti. In queste stanze sono stati accolti i rappresentanti dell’Ascom di Padova, arrivati fino a Monza per protestare contro le misure previste nella manovra fiscale anti crisi. Una quarantina di persone con cartelli, striscioni e trombette che hanno inscenato la prima protesta ufficiale davanti alle sedi ministeriali del nord. Così, quelle che dovevano essere le prime ore di operatività dei ministeri monzesi si sono rivelate un sostanziale flop: nessun impiegato e tante lamentele.

Già, perché durante quello che era stato annunciato come il giorno ufficiale di apertura della sede lombarda dei ministeri, si è consumata una manifestazione in piena regola. I commercianti padovani hanno preso alla lettera le indicazioni sulla data di apertura degli uffici ministeriali decentrati e, capitanati dal presidente provinciale dell’Ascom di Padova, Fernando Zilio, sono stati accolti da un collaboratore del ministro Calderoli (arrivato appositamente per loro).

“Siamo venuti qui a Monza perché abbiamo voluto accogliere l’invito del ministro, che in occasione dell’inaugurazione aveva detto che la sede dei ministeri del nord serviva proprio a questo, per accogliere i rappresentanti delle associazioni di categoria, che così potevano evitare i viaggi della speranza a Roma. Noi siamo qui, per parlare con le teste pensanti che il ministro ha detto che avremmo trovato”.

Sono piccoli imprenditori del turismo, dell’edilizia, dell’industria manifatturiera. Sono persone esasperate da una situazione che li vede soccombere sotto il peso di uno situazione economica pesante e avvertono lo Stato come un’entità lontana, che non riesce a dare delle risposte concrete: “Non ce la facciamo più. Siamo incazzati”, è il loro grido. All’uscita dalla riunione non sono sembrati molto soddisfatti: “Abbiamo parlato telefonicamente con il ministro Calderoli che ci ha dato rassicurazioni sul fatto che le nostre istanze verranno prese in considerazione – raccontano -, ma ormai non abbiamo più molte speranze. Siamo delusi da questa politica delle false promesse, tanto più da questo governo, che doveva esserci amico e invece ancora una volta ci chiede di pagare”. Dopo nemmeno due ore di apertura, una volta ripartiti i commercianti e gli imprenditori padovani, gli uffici di Villa Reale sono stati chiusi nuovamente. Resta da rimarcare come trovare i ministeri sia una vera e propria impresa. Nessun cartello, nessuna targa visibile, nessuna indicazione. L’ingresso degli uffici non è altro che una anonima porta in ferro e vetro (opaco), senza nemmeno un campanello da suonare.

E su internet le cose non vanno certo meglio. Navigando sui siti dei ministeri della Semplificazione e delle Riforme non si trova mezza informazione a riguardo delle nuove sedi. Non un indirizzo, un numero di telefono monzese, un orario di apertura, un riferimento. Si parla solo delle sedi ufficiali, quelle romane con numeri di telefoni rigorosamente preceduti dallo “06”. Impressioni confermate anche dai manifestanti padovani: “Non abbiamo trovato indicazioni per arrivare qui, forse non volevano proprio farci arrivare – hanno detto mentre suonavano trombe e mostravano cartelli -. Addirittura ci hanno chiamati ieri per non farci venire qui”.

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