Il manifesto del Pd per la Festa dell'Unità a Roma. Sotto l'immagine, lo slogan: "Cambia il vento"

La sinistra inciampa ancora su una minigonna. Dopo la provocatoria campagna pubblicitaria del 2008 di Oliviero Toscani per ‘L’Unità’, a fare discutere quest’anno è uno dei manifesti per la ‘Festa dell’Unità’ di Roma, organizzata dal Pd. “Cambia il vento” recita lo slogan, figlio dei successi – alcuni inaspettati – alle amministrative e ai referendum. Una ragazza tiene a bada la sua gonna corta, che rischia di solleversi per il vento: questa l’immagine scelta. “Si vedono solo le gambe e le mani, nemmeno la testa”, commentano alcuni utenti in rete, criticando la scelta definita “maschilista” dal partito. “Un misto di invidia sulle donne” e una “mancanza di originalità”, invece, per la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso.

“Sconcerto” è stato invece espresso dal comitato nazionale ‘Se non ora quando’. “L’abbinamento fra lo slogan e l’ennesima immagine strumentale del corpo femminile ci lascia stupite e attonite”, scrivono in una nota. Dal comitato viene così lanciato un appello al Pd romano, affinché ritiri la campagna, “anche per rispetto verso milioni di donne italiane il cui voto è stato fondamentale nelle amministrative e nei referendum nazionali del 12 e 13 giugno”. Una preoccupazione condivisa dalle stesse esponenti della Conferenza regionale e romana delle donne democratiche. Che si dicono sorprese dallo “scivolone realizzato con il manifesto”, “da cui si dissociano fermamente, ribadendo che l’uso strumentale del corpo delle donne è bandito dalla nostra cultura ed azione politica”.

Eppure non è la prima volta che i pubblicitari – forse tutti uomini – della ‘Festa dell’Unità’ in salsa democratica giocano con immagini femminili che suscitano polemiche. Già lo scorso anno una miss un po’ svampita, com’è stata descritta on line, rappresentava l’Italia. Per i suoi 150 anni – portati benissimo e con il sorriso – stringeva a sé un grande mazzo di rose rosse. Un manifesto di “una stupidità allucinante”, lo aveva definito la deputata Pd Paola Concia. E basta andare ancora indietro con la memoria per ripescare il “Ciao, bella” dell’edizione 2008 della festa. Con sotto l’immagine di una ragazza appena sveglia, ancora nel letto a stiracchiarsi. In quell’occasione, più che le femministe, a non gradire erano stati i puristi dei canti dell’eredità di sinistra. Niente a che vedere con la campagna pubblicitaria madre di tutte queste polemiche: quella del 2008 del quotidiano ‘L’Unità’. In cui il giornale stava infilato nella tasca posteriore della minigonna di jeans di una bella donna in maglia rossa. Una provocazione non inaspettata però, considerata la mano che l’ha firmata: quella di Oliviero Toscani.

Diversa l’interpretazione data dai giovani del Pd del quinto Municipio della capitale, secondo cui la minigonna del manifesto non rappresenta affatto lo stereotipo femminile della donna-oggetto, ma è anzi il simbolo di una rivoluzione di 40 anni fa, quella femminista, che ha reso le donne più libere e padrone del proprio corpo. La stessa ventata di cambiamento che avviene oggi nel nostro paese. E che, secondo i giovani democratici, assegna proprio alle donne un ruolo di primo piano. Perché non pensare alle energie rinnovabili, “che sono state al centro del recente referendum”, invece? E’ la controproposta di alcuni democratici del quarto Municipio, tra cui il vicepresidente Riccardo Corbucci, che si appellano alla direzione del partito affinché decida di rimuovere i manifesti.

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