Se questa non è la fine del berlusconismo è come minimo qualcosa che gli assomiglia. Una prova generale, mettiamola così. Sebbene il berlusconismo, come pulsione ai disvalori e fenomeno di pensiero, molto probabilmente sopravvivrà a lungo al suo diretto ispiratore, avendo intaccato in profondità la società e allevato le ultime generazioni di nuovi italiani, i dati che arrivano dalle amministrative di Milano sono il chiaro sintomo di un rigetto collettivo.

A Milano vince la gentilezza sulla superbia, il garbo sull’insolenza. Vince la sinistra che per una volta decide di essere, fino in fondo e senza timori, sinistra. La filosofia politica che ha ispirato per decenni le campagne elettorali di un paese dal dna democristiano come il nostro, e che teorizzava, prendendo a prestito un termine della strategia degli scacchi, la cosiddetta “conquista del centro”, si ritrova oggi, di fronte alla realtà politica del 2011, fatalmente svuotata di senso. La vera lezione convogliata dalla vittoria di Obama in America nel 2008 è che oggi, per vincere in una moderna società occidentale, bisogna essere energicamente e coraggiosamente alternativi, avere una visione netta della società e del mondo, proporre idee chiare e definite, in parole povere avere un’identità. Concetti che il centrosinistra italiano continua a recepire con fatica, se è vero che l’affermazione di Giuliano Pisapia, pur avendo contorni eccezionali, appare in qualche misura figlia dell’improvvisazione e non il frutto di un disegno a lungo termine.

Il collasso della destra milanese, di contro, più che essere il frutto di un concentrato di errori politici, è la vera e propria crisi di un sistema che ha finito per riconoscere come non-self infettivo la politica iper-populista del premier, l’idea della città-azienda, la strategia del fango come scorciatoia privilegiata.

Chiamami ancora amore cantava quest’anno Vecchioni a Sanremo (e qualcuno adesso dirà che a Sanremo avevano già capito tutto sul vento nuovo che soffia in Italia). Chiamami ancora amore ha provato a cantare Berlusconi rivolto alla sua Milano. I 23.123 voti personali (meno della metà rispetto al 2006) totalizzati dal premier sono stati la risposta in coro di Milano: “Che questa maledetta notte dovrà pur finire / perché la riempiremo noi da qui di musica e parole”.

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