“Spaventati no, perché siamo abituati alla piazza. Il problema è che siamo in notevole minoranza”. A parlare è uno dei poliziotti inviati a Lampedusa da una città del nord. In molti hanno condiviso la sua scelta, hanno fatto di tutto per poterci essere, per poter arrotondare lo stipendio magro della Polizia di Stato. E qualcuno se n’è anche pentito. “Mi ero reso conto che il fenomeno era in aumento – racconta a Il Fatto – ma non pensavo che la situazione potesse essere questa”. Dormono in albergo, queste divise, e certo non se ne lamentano, ma i turni di lavoro sono massacranti: “C’è sempre bisogno di aiuto per gestire il flusso. Di solito lavoriamo o la mattina o il pomeriggio, ma capita spessissimo che montiamo prima del tempo o smontiamo dopo. Il clima è molto teso, gli isolani non ne possono più e noi dobbiamo mantenere la calma. Facciamo servizio all’interno del centro di accoglienza oppure alla stazione marittima. Ci impiegano anche durante la distribuzione dei pasti. Gli immigrati sono tanti e vanno gestiti: qualcuno di loro tenta di fare il furbo, di fare due volte la fila per mangiare. E noi siamo troppo pochi”.

“Finora non abbiamo assistito a situazioni di pericolo – spiega ancora – anche se c’è qualcuno più focoso di altri. Ma non abbiamo mai dovuto far ricorso all’uso della forza, anche perché gli stranieri non hanno nessun interesse a esacerbare il clima”. I poliziotti hanno in dotazione guanti e mascherina, non hanno fatto alcun tipo di profilassi: “Non sappiamo con chi abbiamo a che fare e questa fogna a cielo aperto può essere pericolosa. Cerchiamo di tenerci un po’ a distanza”. Colui che parla non crede all’idea che si stia cercando la rivolta: “Credo solo che abbiano sottovalutato il fenomeno. Spero davvero che mandino rinforzi”.

da Il Fatto Quotidiano del 29 marzo 2011

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