I risultati delle primarie di Torino, Milano e Bologna sono noti, ma la composizione del voto e il confronto dei risultati lo sono molto meno e portano elementi nuovi che si prestano a molteplici interpretazioni.

La vittoria di Fassino con oltre il 55% dei voti è stata notevole, ma non si dimentichi che a Bologna il candidato del Pd Merola, noto solo a livello locale, non televisivo come Fassino, aveva superato il 58% dei voti. In ambedue i casi è stata decisiva la mobilitazione elettorale delle generazioni che avevano militato nel Pci negli anni ’70.  Una mobilitazione non scontata, tanto che a Bologna c’era stata l’ipotesi – o era stato diffuso il timore – che potesse vincere l’indipendente Frascaroli, prodiano-vendoliano, e a Torino che potesse vincere il relativamente giovane Gariglio, Pd ex Margherita.

Si è detto che a Torino c’è stata una partecipazione record, ma non è esatto. Il record caso mai spetta a Bologna. Ecco i dati di partecipazione, sul totale dei maggiorenni iscritti alle liste elettorali:

Bologna: 29,000 su 305,000 -> 9,5%
Milano: 67,000 su 994,000 -> 6,7%
Torino: 53,000 su 710,000 -> 7,5%
Napoli: 45,000 su 816,000 -> 5,5%

Se si tiene conto che alle primarie potevano votare anche sedicenni, immigrati e a Bologna anche i fuori sede, ne consegue che la partecipazione sul totale degli iscritti alle liste elettorali è stata anche un po’ minore. Solo un po’, perché comunque i 16-17enni e gli immigrati che sono andati a votare son stati pochi ovunque.

Ancora più di quel che già era accaduto a Milano, le primarie a Bologna e ancora di più a Torino sono state egemonizzate dalle generazioni dei maturi e degli anziani. Ecco i dati forniti da Termometro Politico, tratti dai loro abbondanti exit poll:

Su 100 partecipanti alle primarie gli over 45 sono stati almeno il 65% a Milano, almeno il 69% a Bologna e almeno il 71% a Torino.

Milano: 16-29 12%, 30-44 23%, 45-64 39%, 65 e oltre 26%
Torino: 16-29 10%, 30-44 19%, 45-64 39%, 65 e oltre 32%
Bologna: 16-29 11%, 30-44 20%, 45-64 40%, 65 e oltre 29%

Abbiamo detto “almeno” perché tra coloro i quali non hanno voluto rispondere agli exit poll ci sono un po’ più di anziani, quindi la percentuale sale ulteriormente di un punto, arrivando al 72%.

E’ chiaro che viviamo, soprattutto nelle città del Nord, in contesti caratterizzati da età medie molto alte, anche perché sono esclusi dal voto gli immigrati. Ma a Torino, sul totale dei maggiorenni, gli ultra 45enni non sono il 72%, ma solo il 57%. E  viceversa, i maggiorenni sotto i 45 anni non sono il 29 ma il 41%. In questo contesto la spaccatura generazionale del voto dei torinesi è ancora più evidente.

Tra chi non ha compiuto 45 anni, forse neanche il 5% è andato alle primarie e tra questi, dicono i dati di Termometro Politico, Fassino non ha vinto. Ha prevalso, anche se  di poco, Gariglio. Tra chi non ha ancora trent’anni, una  sintesi tra i due candidati di sinistra, Passoni  e Curto, avrebbe potuto facilmente prevalere.

Mentre Fassino ha preso il 54% tra i 45-60enni, e oltre il 70% tra gli ultra 60enni. La mobilitazione elettorale per Fassino degli over 45, ma soprattutto degli over 60, è stata assolutamente egemone. Anche perché  i  giovani si sono mobilitati al di sotto di quella che è la loro quota nell’elettorato.

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