Ancora colpi d’arma da fuoco nella notte di Tunisi. Secondo la tv satellitare ‘al-Arabiya’ sono tre i morti registrati. Ma dal mattino l’atmosfera nella capitale è caratterizzata da una calma densa di tensione. Nel centro della città, la zona teatro di violenti scontri fino alla fuga di Ben Ali, alcuni caffè hanno riaperto. L’esercito continua a presidiare le strade per evitare che si ripetano i saccheggi e le violenze delle ultime ore.

I militari hanno arrestato finora circa 3mila poliziotti tunisini considerati fedeli al deposto presidente Zin el-Abidin Ben Ali. Secondo quanto riferisce la tv araba ‘al-Jazeera’, tra questi è stato fermato un gruppo di 50

agenti della guardia personale di Ben Ali che tentava di fuggire a bordo di alcuni bus verso la Libia. Secondo gli osservatori locali ci sarebbero gli agenti della polizia fedele all’ex presidente dietro le razzie e i saccheggi compiuti nelle scorse notti ai danni dei negozi e delle abitazioni civili in Tunisia.

Alcune unità dell’esercito hanno circondato la sede del ministero dell’Interno. Al momento non è chiaro il motivo di questo dispiegamento di forze in zona ma potrebbe essere stato deciso per difendere la sede ministeriale da eventuali attacchi di bande che girano ancora in città.

Intanto stamattina è deceduto il fotografo francese dell’agenzia Epa, Lucas Mebrouk Dolega, 32 anni, rimasto ferito alla testa da una granata lacrimogena, venerdì scorso a Tunisi.

Ieri è deceduto in ospedale il nipote della moglie di Ben Ali, Imed Trabelsi. La morte è avvenuta in seguito a un’aggressione subita a Tunisi venerdì scorso, probabilmente all’arma bianca. Trabelsi era considerato dai tunisini il simbolo della corruzione e delle ricchezze depredate nel Paese.

L’altro ieri è invece morto per un infarto il consigliere e portavoce di Ben Ali, Abdelaziz Bin Dhiya. Lo riferisce la radio tunisina ‘Kalima’. Bin Dhiya era uno dei più fidati consiglieri dell’ex capo di stato, rimosso dallo stesso Ben Ali dal suo incarico giovedì scorso nell’estremo tentativo di fermare la rivolta popolare.

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