LOS ANGELES – “Oggi avete la possibilità di fissare la direzione di questo Paese. Come nel 2008”. Barack Obama parla alla folla dei 30 mila raccolta alla University of Southern California, e il primo riferimento è a due anni fa, ai giorni felici della campagna elettorale che lo catapultò alla Casa Bianca e che sembrò per un momento cambiare il corso della politica americana e mondiale. La gente lo ascolta e ritma “We Will Win” con la stessa cadenza con cui un tempo urlava “Yes, We Can”.

C’è in giro un’aria di deja-vu cui partecipano tutti, il presidente e i suoi fans, una voglia di lasciarsi dietro gli ultimi due anni e ristabilire l’incanto del primo presidente nero e giovane e progressista che promette di cambiare l’America. Ma i due anni sono passati e Obama viaggia oggi su indici di popolarità bassissimi. I democratici stanno per perdere il controllo del Congresso e i repubblicani più conservatori e arrabbiati incarnano l’umore del Paese. Il grido “We Will Win” si spegne presto, e Obama chiede a tutti di uscire di casa, il 2 novembre, e votare: “Non permettete che l’America torni indietro”.

E’ stato uno stop breve, quello di Barack Obama a Los Angeles, giustificato dal bisogno di raccogliere fondi, e voti, per Barbara Boxer, la senatrice democratica che cerca per la quarta volta la rielezione ma che deve affrontare la sfida di Carly Fiorina, ex-CEO di Hewlett-Packard. Prima della California, il presidente si era fermato in Oregon, nello stato di Washington, e dopo Los Angeles si è trasferito in Nevada. Sarà oggi in Minnesota. Tutti Stati che i democratici conquistarono, nel 2008, ma che oggi appaiono a rischio, segnati da masse di senza lavoro che alimentano la frustrazione contro Congresso e Casa Bianca. In California la disoccupazione è al 12,4%, in Nevada al 14,4, l’indice più alto di tutti gli Stati Uniti.

“Obama ha fatto per l’economia più di qualsiasi altro presidente: 700 miliardi di dollari di stanziamenti per la ripresa, tagli fiscali per piccole e medie imprese, incentivi alle famiglie. Ma i repubblicani, che sono i veri responsabili di questo disastro, continuano ad attaccarlo”. David Kasunic fa l’elettricista, è venuto al rally di Obama con la tuta del sindacato. Ha un’immagine, per descrivere la situazione: “L’America è ancora dentro una fossa. Ma almeno, con Obama, ha smesso di scavarsela”. Quando gli chiedi perché tanta rabbia contro il presidente, dice di non conoscere la risposta. O forse sì: “i responsabili sono i media, le televisioni, in mano ai grandi gruppi economici. Fanno il lavaggio del cervello. Il risultato è che, da Reagan in poi, il proletariato americano vota contro il proprio interesse”. Tra questa gente, tra chi ascolta il presidente e pare respirare con lui, c’è del resto l’infinita delusione per un Paese che si dimostra ingrato e indegno. “Gli americani pensavano che il cambiamento arrivasse velocemente. Non è così”, dicono due studentesse. “E’ scritto nelle nostre origini: il governo degli Stati Uniti è della gente, per la gente. Ma qui la gente pensa che sia tutto dovuto”, spiega una donna afro-americana (una delle migliaia di afro-americani che hanno fatto ore e ore di fila per vedere il loro presidente).

A tratti, si rivede la coalizione vittoriosa nel 2008: neri, donne, ispanici, gay, giovani. E del resto è proprio il milione di “Obama voters” della California, gli elettori sotto i 35 anni andati per la prima volta alle urne con Obama, a essere il target di questo rally all’università della California. A loro, e agli altri milioni di americani ancora indecisi, Obama continua a ripetere: “Votate. Votate. Votate”, mantra benevolo con cui il presidente cerca di allontanare lo spettro della sconfitta.

di Roberto Festa (inviato negli Stati Uniti)

Una collaborazione Il Fatto e Dust.it

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Strage di campesinos nell’Honduras
Guidato dal dittatore Porfirio Lobo

next
Articolo Successivo

Tangenti e politica, nel mirino Sarkozy. Ma una parte della procura vuole insabbiare tutto

next