Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, ha chiesto chiarimenti al presidente dell’Anm di Palermo, Nino Di Matteo, in merito ad alcune dichiarazioni rilasciate il 13 giugno scorso, in qualità di rappresentante delle toghe del distretto.
Di Matteo è stato convocato dal procuratore generale Luigi Croce per spiegare il senso di un suo intervento che riguardava l’opportunità della scelta di alcuni colleghi, in servizio al ministero della Giustizia, di rimanerci “dopo l’ennesimo attacco verbale del presidente del Consiglio Berlusconi” alla magistratura. Il presidente di Anm aveva chiesto ai colleghi distaccati “con quale faccia” collaborassero con questo governo. La richiesta di chiarimenti del pg Croce potrebbe portare all’avvio di un procedimento disciplinare, anche se questa soluzione non è automatica.

L’esternazione di Di Matteo, espressa non a titolo personale, ma quale rappresentante della Giunta dell’Anm, venne condivisa, in un’assemblea, da diversi colleghi.

La Giunta dell’ Anm in una nota “denuncia la singolarità e la gravità di un’iniziativa sollecitata dal ministero della Giustizia al procuratore generale della Cassazione, organi deputati all’esercizio dell’azione disciplinare, per vicende unicamente attinenti ad opinioni espresse dal collega come presidente della Giunta dell’Anm e dunque al di fuori dell’esercizio della funzione giurisdizionale”.

Nino Di Matteo conduce l’indagine sulla trattativa Stato-mafia, segue le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, e’ il pm del processo Mori ed e’ uno dei titolari dell’indagine sulle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, riguardanti il presidente del Senato Renato Schifani.

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