“Niente esplusioni senza l’ok dell’Unione europe”. Il monito della Conferenza episcopale italiana arriva dopo che il ministro dell’Interno Bobo Maroni ha annunciato la volontà del governo di procedere all’espulsione anche dei cittadini comunitari. “Il governo italiano non può autonomamente decidere in riferimento a una politica europea che invece stabilisce sostanzialmente il diritto di insediamento e di movimento”. A riferirlo dai microfoni di Radio Vaticana è stato mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei.

In mattinata, il capo del Viminale, si era detto d’accordo con la politica adottata dalla Francia. “Sarkozy ha ragione ma non è certo una novità. Anche l’Italia usa da anni la tecnica dei rimpatri assistiti e volontari”. Secondo Roberto Maroni dunque, la Francia non sta ’facendo altro che copiare l’Italia. Semmai, rimarca è arrivato il momento di fare un passo in più. Per arrivare dove? “Alla possibilità di espellere anche i cittadini comunitari”. Dinanzi poi all’opposizione dell’Unione europea, il ministro dell’Interno ricorda: “Durante la discussione per il pacchetto sicurezza fu proprio l’Italia a chiedere a Bruxelles la possibilità di attivare questa procedura. Ma il commissario Jacques Barrot, francese, rispose di no: in base al principio di proporzionalita”.

Alle critiche della Cei si affiancano anche quelle del Pd. “Le dichiarazioni del ministro Maroni sono gravissime perché mettono in discussione uno dei principi fondanti dell’Europa, cioe’ la libera circolazione delle persone. Praticamente Maroni ha annunciato il tentativo della Lega di distruggere il concetto di Europa, o di leghizzarla”. Lo afferma Sandro Gozi, capogruppo del Pd nella commissione Politiche della Ue di Montecitorio, che chiede al ministro dell’Interno di “venire a riferire in parlamento sulle sue intenzioni”.

Infine il monsignor Perego  ha parlato anche delle leggi vigenti che regolamentano la cittadinanza. Secondo il porporato anche in Italia occorre approvare delle normative che diano la cittadinanza a quei bambini stranieri nati sul territorio nazionale. Ma non solo. Per il direttore di Migrantes “serve un nuovo percorso che
va anche a difendere le minoranze non riconosciute”, come i cittadini di etnia rom. A iniziare dal diritto di voto ai migranti per le elezioni amministrative.

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