di Paolo Flores d’Arcais

Mancano sette giorni alla manifestazione nata per iniziativa di un piccolo gruppo di cittadini, e cresciuta attraverso il passaparola di Internet, fino a diventare l’evento politico cruciale di questo fine 2009. Oltre trecentomila adesioni su facebook, e il moltiplicarsi dei siti (e di qualche testata coerentemente democratica) che la stanno promuovendo in modo capillare, danno il senso di una autentica auto-organizzazione popolare, in cui chiunque partecipi è al tempo stesso un protagonista. Ieri sera ho trovato nella cassetta della posta un volantino formato A4 che riproduceva quello di convocazione della manifestazione. Una felice sorpresa, mia moglie ha poi scoperto che un ragazzo di un condominio vicino ha scaricato l’immagine dal Web, ne ha stampate qualche decina di copie e le ha messe in tutte le buche delle lettere del vicinato. Spero che siano in migliaia a imitarlo, l’Italia ha bisogno di contagio democratico.

Di questo contagio ha invece paura Pier Luigi Bersani, fresco leader del Pd, che malgrado il nome del suo partito, ha deciso di provare a boicottare attivamente la manifestazione. Non si è limitato infatti a non aderire, ha convocato per la settimana successiva “mille piazze” (poco meno di “tutto il cucuzzaro”), nella evidente speranza che questo tardivo contentino dissuada la base del suo partito dal partecipare alla manifestazione “estremista” del 5. Eppure tale manifestazione ha un contenuto che più moderato non si può, la difesa della Costituzione, e una parola d’ordine tanto ovvia quanto necessaria: Adesso basta! Che cosa si può dire di meno, di fronte a un regime che dichiara coram populo la volontà catafratta di impedire che un politico possa essere processato, quali che siano i crimini in cui potrebbe essere implicato? Politico che dichiara con comunicati stampa ufficiali la guerra civile alle istituzioni (attribuendo i suoi propositi ai magistrati: in psichiatria questo sintomo ha un nome preciso, proiezione). Il 5 dicembre, per impegni presi da mesi, non sarò in Italia. Ma conto che, come ai tempi dei Girotondi, ci siano manifestazioni in tutte le capitali europee. E che nel frattempo arrivino le due adesioni di cui si sente (e non si capisce) la mancanza, Nanni Moretti e Roberto Saviano, simboli dell’impegno civile delle rispettive generazioni, la cui voce non deve mancare dal palco. Finché c’è lotta c’è speranza.

da Il Fatto Quotidiano del 29 novembre 2009