La Corte costituzionale ha giudicato inammissibile il conflitto sollevato dalla Regione Puglia contro lo Stato in relazione al procedimento di autorizzazione alla realizzazione del gasdotto Tap. A comunicarlo è la stessa Consulta con una nota. Resta quindi confermata la validità del provvedimento che ha autorizzato la costruzione del gasdotto. Il ricorso era stato depositato dal governatore Michele Emiliano il 29 dicembre scorso, aprendo l’ennesimo fronte di guerra tra Bari e Roma. L’intera procedura sul gasdotto della multinazionale svizzera, infatti, contrappone da almeno due anni la Regione Puglia al governo. Nell’agosto del 2016, la procura di Lecce ha chiesto l’archiviazione della doppia inchiesta penale relativa alle presunte anomalie sull’inizio lavori del gasdotto: alla fine il gip Cinzia Vergine ha deciso che non c’era alcuna irregolarità né nell’iter procedurale né nell’avvio del cantiere del gasdotto che collegherà l’Azerbaijan all’Italia, approdando nel Salento, sulla spiaggia di San Foca. Poi, c’era il nodo ulivi: nel marzo scorso in località San Basilio, in provincia di Lecce, una cinquantina di attivisti, studenti, docenti e Comitati NoTap, aveva manifestato per evitare la rimozione degli alberi dopo il via libera del ministero dell’Ambiente, scontrandosi con le forze dell’ordine.

Al centro del conflitto promosso dalla Regione Puglia c’era il procedimento con cui il Ministero dello sviluppo economico, con proprio decreto, ha autorizzato la costruzione del gasdotto: la contestazione nasceva dal fatto che, secondo la ricorrente, non era stata intrapresa alcuna trattativa con la Regione per trovare una soluzione condivisa, in particolare sul punto di approdo della pipeline a San Foca, nel leccese. La Puglia ha chiesto al Ministero della Sviluppo di revocare il provvedimento di autorizzazione e non avendo ricevuto risposta, ha presentato alla Consulta un ricorso per conflitto di attribuzione che oggi, dopo l’udienza pubblica svoltasi questa mattina, è stato definito dai giudici in camera di consiglio.

La decisione è stata preceduta da una serie di pronunciamenti di altri organi giurisdizionali che negli ultimi mesi si sono espressi sulla realizzazione dell’infrastruttura, giudicata fra quelle a valenza strategica per la competitività e l’approvvigionamento energetico del paese. Il 27 marzo scorso il Consiglio di Stato aveva dato il proprio via libera alla realizzazione del Tap e respinto un ricorso della Puglia e del Comune di Melendugno, ritenendo che in sede di valutazione di impatto ambientale fossero state vagliate tutte le problematiche naturalistiche, anche rispetto alla scelta dell’approdo nella porzione di costa compresa tra San Foca e Torre Specchia Ruggeri. Il Tap, acronimo che sta per Trans Adriatic Pipeline, è un gasdotto che partendo dalla Turchia, dove si collegherà al Trans Anatolian Pipeline, attraverserà la Grecia, l’Albania e quindi l’Adriatico, per portare gas in Italia. Il consorzio è formato da colossi dell’energia come Bp, Socar, Snam, Fluxys, Enags e Axpo.