“Le condizioni di rifugiati e migranti in Libia hanno bisogno di essere sorvegliate e migliorate, sui diritti umani sono in alcuni casi vergognose e scandalose“. A New York per l’Assemblea generale dell’Onu, Paolo Gentiloni ammette anche se a scoppio ritardato l’esistenza del problema: molti dei centri di detenzione nei quali vengono tenuti i migranti fermati dalle milizie libiche per conto dell’Italia sono carceri in cui non sono garantiti i più elementari diritti umani e i migranti sono sottoposti a torture e stupri.  L’obiettivo, ha proseguito Gentiloni parlando con i cronisti in attesa dell’intervento previsto per le 20 ore italiane, è “proporre, sollecitare l’Onu a tornare in Libia, ce n’è bisogno per il processo pace e per la questione migratoria perché le condizioni dei rifugiati in Libia hanno bisogno di essere sorvegliate e migliorate sul fronte dei diritti umani. E nessuno meglio dell’Onu ci può aiutare”.

Una presa di coscienza tardiva, quella del presidente del Consiglio, che solo il 2 settembre, esaltando i risultati raggiunti dal ministero dell’Interno assicurava: “Abbiamo dimostrato che possiamo ridurre i flussi migratori senza rinunciare ai principi di umanità e di solidarietà“. “Noi – aggiungeva Gentiloni – stiamo continuando e continueremo a difendere l’onore dell’Europa e contemporaneamente abbiamo ottenuto risultati notevoli nella riduzione di sbarchi affidati ai trafficanti di essere umani e di vittime”. I flussi migratori sono stati arginati – almeno per qualche settimana, visto che nell’ultimo weekend gli sbarchi sono ripresi – ma l’onore dell’Europa non è stato propriamente salvato, visto che da settimane organizzazioni internazionali come l’Unhcr e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, oltre a numerosi reportage giornalistici, segnalano che in molti dei 34 “centri di accoglienza” gestiti dalle milizie libiche che fanno capo al governo di Fayez Al Sarraj i migranti fermati sono tenuti come bestie.

“Entriamo più volte alla settimana in una ventina di centri per organizzare ritorni umanitari – raccontava già agli inizi di agosto il direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Oim Federico Soda – nei campi vige l’arbitrio, alcuni migranti ci dicono di essere stati picchiati per soldi, altri di aver subito torture o abusi sessuali”. Nei campi “ci sono decine di uomini, donne, bambini, mamme che partoriscono da sole: tutti insieme, alcuni sulle poche brandine e altri in terra. Non c’è ventilazione, la luce filtra da finestre molto piccole, i bagni sono pochi e gli escrementi sono ovunque”. Finora il governo aveva deciso di chiudere entrambi gli occhi, ora arriva una prima ammissione.