“Un governo deve gestire il problema dell’immigrazione con la virtù propria del governante, cioè la prudenza. Cosa significa? Primo: quanti posti ho. Secondo: non solo ricevere, ma integrare”, ha detto rispondendo ai giornalisti in volo dalla Colombia. E sulle condizioni dei migranti che restano in Libia, “ho l’impressione che il governo italiano stia facendo di tutto, per lavori umanitari, di risolvere anche problemi che non può assumere”. Papa Francesco, intervistato dai giornalisti sull’aereo di ritorno dalla Colombia, ha parlato delle politiche migratorie del governo Gentiloni e del ministro dell’Interno Marco Minniti. “Io sento il dovere di gratitudine per l’Italia e la Grecia, perché hanno aperto il cuore sui migranti”, ha detto il Pontefice. “Ma non basta aprire il cuore. Il problema dei migranti è: primo, un cuore aperto, sempre, anche per un comandamento di Dio, ricevere, perché ‘tu sei stato schiavo’, migrante, in Egitto. Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante, cioè la prudenza. Cosa significa? Primo: quanti posti ho. Secondo: non solo ricevere, ma integrare“.

Poi ha continuato parlando dell’emergenza diritti umani: “Terzo: c’è un problema umanitario. Quello che lei diceva. L’umanità prende coscienza di questi lager, delle condizioni in Libia, nel deserto. Ho visto delle fotografie… gli sfruttatori…”. “Credo, ho l’impressione – ha quindi sottolineato Francesco -, che il governo italiano stia facendo di tutto, per lavori umanitari, di risolvere anche problemi che non può assumere. Ma: il cuore sempre aperto, prudenza e integrazione, e vicinanza umanitaria”. Nello specifico, sull’Africa ha detto: “E c’è un’ultima cosa che voglio dire e che vale soprattutto per l’Africa. C’è nel nostro inconscio collettivo un motto, un principio: l’Africa va sfruttata. Un capo di governo su questo ha detto una bella verità: quelli che fuggono dalla guerra è un altro problema; ma tanti che fuggono dalla fame, facciamo investimenti lì perché crescano. Ma nell’inconscio collettivo c’è che ogni volta che tanti Paesi sviluppati vanno in Africa, è per sfruttare. Dobbiamo capovolgere questo. L’Africa è amica e va aiutata a crescere“.

Le parole di Bergoglio sono state interpretate in linea con quanto sta facendo il governo Gentiloni con i migranti. Tanto che lo stesso Pontefice ha ammesso di aver incontrato il presidente del Consiglio per un pranzo i primi di agosto. Ma ha pure specificato che non hanno parlato di migranti. “Prima di tutto è stato un incontro personale e non su questo argomento: è stato prima di questo problema, che è venuto fuori alcune settimane dopo. E’ prima del problema”.

Quindi il Pontefice ha riconosciuto gli sforzi di Italia e Grecia, e ha espresso “gratitudine per l’Italia e la Grecia”. Ma “non basta aprire il cuore”, secondo il pontefice è giusto fare i conti con la capacità di accoglienza del paese. “Ho visto esempi qui in Italia di integrazione bellissima – ha proseguito – Sono andato all’Università Roma Tre, mi hanno fatto domande quattro studenti. Una, era l’ultima, la guardavo: ma questa faccia la conosco. Era una che meno di un anno prima è venuta da Lesbo con me in aereo, ha imparato la lingua, studiava biologia nella sua patria, ha fatto l’equiparazione e ora continua. Questo si chiama integrare”.

Il Papa è intervenuto anche sui cambiamenti climatici ricordando “una frase dell’Antico Testamento: l’uomo è uno stupido, un testardo che non vede. È l’unico animale che cade due volte nella stessa buca”. Poi ha aggiunto sulla “superbia, la sufficienza” e sul “Dio tasca. Tante decisioni dipendono dai soldi“. A proposito delle responsabilità morali dei politici che negano che i mutamenti climatici dipendano anche dall’uomo, il Papa ha risposto che “chi nega deve andare dagli scienziati e domandare loro. Loro parlano chiarissimo, gli scienziati sono precisi. Del cambiamento climatico si vedono gli effetti e gli scienziati dicono chiaramente la strada da seguire. E tutti noi abbiamo una responsabilità, tutti. Chi piccola, chi più grande, ma ognuno ha la sua, dai politici in giù. Credo sia una cosa su cui non scherzare, è molto seria. Poi decida, e la storia giudicherà le decisioni”.

Il Papa ha anche parlato del viaggio in Colombia e ha definito “nobile” il popolo sudamericano. Il Pontefice ha ammesso di essere “rimasto commosso dalla gioia, dalla tenerezza, dalla gioventù, dalla nobiltà del popolo colombiano”. “Un popolo che non ha paura a esprimersi come sente, non ha paura a sentire e a fare vedere quello che sente”. Sulla questione delle Farc e della pace siglata con il governo colombiano, ha sottolineato che 54 anni di guerriglia hanno prodotto “molto odio, molto rancore, molta anima malata”. Ma “la malattia non è incolpabile. la malattia non è una cosa colpevole, viene”. Secondo Francesco, “sia la guerriglia, sia i paramilitari, sia anche la corruzione in questo Paese hanno fatto peccati brutti, che hanno provocato odio. Ma ci sono passi che danno speranza, passi nel negoziato: l’ultimo il cessate il fuoco di Eln, ringrazio tanto per quello”. Ma il Papa ha percepito la “la voglia di andare avanti oltre i negoziati”, una “forza spontanea” che è “la forza del popolo”. Il “processo di pace andrà avanti soltanto quando lo prende in mano il popolo”, ha sottolineato. Papa Francesco ha detto di aver percepito “speranza in questo. Il popolo vuol respirare, ma dobbiamo aiutarlo e aiutarlo con la vicinanza, la preghiera e soprattutto con la comprensione di quanto dolore c’è dentro tanta gente”.

In un breve siparietto, tra i sorrisi dei giornalisti in volo, il Papa ha poi spiegato il piccolo incidente che gli è capitato il 10 settembre nel Paese latinoamericano, a Cartagena, a bordo della ‘papamobile’.”Mi sono sporto lì per salutare i bambini, non ho visto il vetro e Pum”. L’episodio gli ha causato un piccolo taglio all’arcata sopraccigliare e un ematoma sotto l’occhio sinistro.