Stiamo assistendo al rapidissimo precipitare, nello spazio pubblico della politica, dentro a un periodo storico remotissimo, quello del codice di Hammurabi, uno dei primi testi di diritto dell’antichità. In breve tempo uomini (e donne ahimè) che occupano ruoli nelle istituzioni e nei partiti hanno invocato pubblicamente la legge del taglione, l’occhio per occhio, sotterrando, nel tempo di un messaggio (spesso sgrammaticato) sulla propria pagina Facebook o sul proprio profilo Twitter, migliaia di anni di evoluzione del diritto inteso come argine alla vendetta privata e collettiva.

Si esternano odio e vendetta legittimandoli come giustizia, sentendo evidentemente un consenso e una protezione a farlo forti di una approvazione diffusa, che dovrebbe fare paura e che invece, temo, sia sottovalutata.

Leoni, e purtroppo anche leonesse, da tastiera invadono il mondo virtuale e quindi anche quello reale. Solo per citare i casi più recenti: Diego Urbisaglia, consigliere del Pd, il 23 luglio comunicò al mondo il suo pensiero di educatore e padre pistolero sulla tragica morte di Carlo GiulianiIl leghista Saverio Siorini il 28 agosto augurava alle donne del Pd e alla Presidente della Camera Laura Boldrini di subire uno stupro. Due giorni fa Claudia Nozzetti, assessora cinque stelle a Venaria, in provincia di Torino (nel suo account Twitter si definisce ‘formatore’) dettagliava in modo particolareggiato la sua punizione per gli efferati stupratori di Rimini, e, visto che la terza carica dello Stato provoca attacchi d’odio ossessivo compulsivo a una fetta di opinione pubblica, anche Nozzetti non resisteva all’ennesima ingiuria verso la Boldrini.

I due politici Urbisaglia e Siorini sono stati espulsi dai rispettivi partiti. Per ora Claudia Nozzetti incassa molte critiche, poi cancella il commento, (che ormai, nel mondo del web, è incancellabile bastando uno screenshot a fissare per sempre certe bestialità), si scusa come da copione giustificando le sue parole con rabbia e frustrazione verso la politica nazionale, secondo lei, ‘tiepida’. Ha indubbiamente ragione: se nella sua visione della giustizia di un paese moderno c’è, per lo stupro, la pena dell’evirazione (magari in piazza) come darle torto?

Nozzetti, però, (come del resto prima Urbisaglia e Siorini) è oggetto anche di sostegno: molte persone sulla sua bacheca le sono vicine, la incoraggiano, plaudono alla sua sincerità. “In molti la pensiamo come te, basta con il buonismo”, si legge. E’ un commento molto, davvero troppo diffuso. Dovrebbe preoccupare questo comune sentire, la leggerezza diffusa e vissuta come normale dell’invocare la castrazione, o la pena di morte, in un paese (ancora) democratico, specialamente da parte di chi ha un mandato di governo e di rappresentanza istituzionale.

Dalle violente piazze virtuali le parole violente seminano violenza vera: andando nelle scuole me ne accorgo. Il messaggio che passa, tra i giovani, quando si parla di stupro, è che ‘bisogna castrarli tutti’. I giovani rischiano di ripetere quello che sentono dagli adulti di riferimento, senza alcuna riflessione, nessuna informazione, nessun approfondimento. Così, nell’arco di poche frasi, si passa dalla castrazione per gli stupratori (che sono solo stranieri) alla giustificazione dello stesso stupro con il comportamento della donna (era una puttana, se l’è cercata). Una contraddizione evidente che però convive nella perfetta armonia dell’ignoranza emotiva, dell’assenza di cultura della convivenza tra i generi, della storia dei diritti umani, dell’educazione sessuale.

Fuori dalle scuole le esternazioni violente e becere degli adulti sono un messaggio per le giovani generazioni che dice loro: in fondo applicare la legge significa essere troppo buoni, stupidi e inefficaci. Esigere processi e giustizia, (questo passa nemmeno troppo tra le righe), è un fastidioso retaggio di una parte politica imbelle. Segnare la netta distanza tra chi uccide, violenta, umilia e il resto della società con l’esercizio della legge in nome del popolo italiano? Roba da vecchi, insopportabili fuori tempo.

A ben guardare, però, emerge la drammatica contraddizione dello sciame digitale privo di intelligenza e profondità: da una parte la religione della ‘democrazia del web’ figlia della contemporaneità tecnologica, dall’altra il codice di Hammurabi. Una sintesi perfetta di assurdità per ispirare qualche altra puntata della visionaria serie Black Mirror.
Per la cronaca, fino ad oggi, il movimento cinque stelle non ha chiesto le dimissioni di Nozzetti e il sindaco di Venaria ha giustificato l’assessora: “Claudia Nozzetti mi ha confermato che si trattava di un pensiero dettato da un’emozione personale particolare, ben distinto dall’opinione politica”. Ah, ecco, tutto ok.