Quasi settantamila candidati per 10mila posti. Con un incremento di quattromila domande rispetto al 2016: 66.907 contro le 62.695 dell’anno scorso. Oggi, in tutta Italia, si tengono i test d’ingresso per le facoltà di Medicina e Odontoiatria. Alle 11 di questa mattina sono stati aperti i plichi ministeriali contenenti i 60 quesiti che separano decine di migliaia di giovani italiani dal sogno di indossare il camice bianco. Il test è unico, dunque la graduatoria è nazionale: i posti disponibili sono 9.100 per Medicina e 908 per Odontoiatria.

Sul piede di guerra sono gli studenti che, questa mattina, hanno organizzato un flash mob di fronte all’università La Sapienza di Roma. “Quest’anno Medicina ha visto un nuovo taglio (dei posti disponibili, ndr) da 9224 a 9100 posti”, ha spiegato Andrea Torti di Link-Coordinamento universitario. “La progressiva riduzione va a ledere ulteriormente il diritto allo studio, già colpito da un test assolutamente iniquo. È inaccettabile che uno studente in uscita dalle scuole superiori non possa scegliere liberamente il suo percorso di studi, i test non valutano realmente la preparazione, ma vogliono selezionare e ridurre in numero i futuri studenti universitari”, continua Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione degli studenti. “In Medicina il numero programmato è una scelta obbligata. Formare un medico vuol dire anche dargli la possibilità di andare in corsia, di studiare sul paziente e di andare in laboratori scientifici aggiornati in cui formarsi. Questo ovviamente non è possibile per un numero infinito di persone”, la replica del rettore de La Sapienza, Eugenio Gaudio.

Secondo un sondaggio condotto online da Skuola.net, che ha intervistato 1000 ragazzi che oggi tenteranno il test, non tutti gli aspiranti medici sono mossi dalla passione per questa carriera. Uno su 6 lo è, ma c’è anche un 25% attirato dagli sbocchi lavorativi e dalle prospettive di guadagno che il percorso offre. Futuro e stipendio, dunque, non per tutti sono meno importanti della vocazione. Il 68% dei ragazzi che oggi si presenterà in facoltà ha appena preso il diploma, dunque tenterà il test per la prima volta. Gli altri sono “ripetenti”, cioè ci proveranno un’altra volta dopo i fallimenti degli anni scorsi. La maggior parte di questi si sono nel frattempo iscritti ad altri corsi di laurea. E se dovesse andare male? Ci si iscriverà ad una facoltà della stessa area didattica, come biologia, in attesa di ritentare la fortuna (il 57% degli intervistati), oppure ci si prenderà una pausa per ripresentarsi tra 12 mesi (l’11%). Il 6% proverà a intraprendere la stessa carriera ma all’estero. Solo il 18% rinuncerà per sempre al sogno di diventare medico. E un intervistato su due ha annunciato che farà ricorso anche di fronte alla minima infrazione.

Il costo medio per sostenere il test, ha calcolato sempre Skuola.net, è di 51 euro (come nel 2016). Moltiplicando questa cifra per i 66.907 iscritti, si ottiene che la spesa complessiva degli aspiranti medici è di 3,5 milioni di euro circa. Si va dai 10 euro chiesti alla Bicocca di Milano a un massimo di 100 euro a Vercelli e alla Seconda Università di Napoli.