È iniziato tutto con una domanda. “Where are you from?”, ha chiesto uno del branco mentre la coppia di polacchi era seduta su un telo sulla spiaggia di Rimini. E quella notte di terrore è andata avanti per un tempo che alle vittime è apparso lunghissimo, durante il quale gli aggressori hanno picchiato il ragazzo che “vomitava” con la testa nella sabbia e intanto violentavano lei con “brutalità e inutile cattiveria”, come scrive il gip del tribunale dei minorenni di Bologna nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere per i due fratelli marocchini di 15 e 17 anni e per il nigeriano di 16. “Una scena agghiacciante”, secondo il giudice.

Bestiali istinti sessuali – “From Poland”, risponde il ragazzo. È a quel punto, racconta la ragazza vittima della violenza sessuale, che capiscono le intenzioni del gruppo, secondo il magistrato capeggiato dal 20enne congolese Guerlin Butungu, anche lui ora in carcere dopo l’udienza di convalida del fermo davanti al gip di Rimini. Era lui, quella notte, scrive il giudice, a “impadronirsi per primo del corpo delle giovani donne per dar sfogo ai propri bestiali istinti sessuali“.

Il racconto di lei: “La rapina, poi botte” – “L’uomo, sempre in inglese, ci ordinava testualmente ‘dateci il portafogli e i telefoni'”, mette a verbale la ragazza, e poi “venivamo aggrediti dall’uomo che avevamo di fronte che subito colpiva” il ragazzo “al volto facendolo cadere a terra”. Dal buio, a quel punto, continua la polacca, “si materializzavano davanti a me prima due persone poi un terzo che mi immobilizzavano, buttandomi a terra, poggiandomi di schiena sulla sabbia e colpendomi con più colpi al volto, alla testa e sul corpo”.

“I kill you”. E la violentarono di nuovo – Inizia così un racconto di violenze inaudite commesse a turno da tre aggressori che, ricorda la vittima, “mi tenevano per la gola quasi da strozzarmi, facendomi rimanere senza respiro“. Una violenza “interminabile, durata più di venti minuti”, durante la quale “mi dicevano in inglese ‘I kill you’ e sentivo che il mio amico veniva picchiato brutalmente”. “Stremata”, “senza poter in nessun modo reagire neppure urlando”, “senza forze ed impaurita, ma cosciente”, la ragazza è stata quindi trascinata in acqua e poi di nuovo sulla spiaggia, immobilizzata ed ancora violentata.

Il ragazzo: “Vomitavo. Intanto la stupravano” – Intanto, dice il suo amico davanti agli investigatori, “tre o quattro a turno si intercambiavano tra loro nell’abusare di lei e nell’immobilizzare me”. Il gip riporta nei dettagli la deposizione dell’uomo: “Mentre era immobilizzato a terra tenuto da due persone con il viso sulla sabbia il giovane veniva perquisito alla ricerca di telefono e portafogli, e colpito ripetutamente con calci in tutte le parti del corpo e pure al capo con una bottiglia di vetro“. In quei momenti, “sentiva la compagna chiedere aiuto dicendo che la stavano uccidendo e si rendeva conto che veniva abusata sessualmente“. Mentre “veniva picchiato e trattenuto con la forza”, scrive ancora il giudice, “manifestava segni di sofferenza respiratoria e vomitava“. A quel punto, l’uomo chiede per favore di avere dell’acqua, perché soffre di asma. Ma la risposta del branco è che al massimo avrebbero potuto offrirgli l’acqua di mare.

La denuncia della trans – Sfogati i propri “bestiali istinti sessuali”, il branco si allontana. Ma non ha ancora finito. Prosegue lungo la statale, dove i quattro incontrano la transessuale peruviana. Nell’ordinanza è riportata anche la sua denuncia e, secondo il gip, è “evidentissimo” che gli autori siano gli stessi. Perché sul luogo della violenza alla sudamericana, gli investigatori hanno rinvenuto la macchina fotografica e l’orologio che erano stati rapinati poco prima all’amico della ragazza polacca. E poi c’è quel dettaglio fornito dalla trans: “Nelle parti intime – ha messo a verbale – vi era sabbia, come se fossero stati reduci da una giornata in spiaggia”.

“Pugni e bottiglia alla gola” – La sua notte di terrore era iniziata poco prima, quando era stata “avvicinata da quattro ragazzi – è il racconto della vittima – sicuramente non italiani, due dei quali neri e due bianchi”. Uno dei due ragazzi bianchi “mi strappava la borsetta, mentre uno dei ragazzi neri mi ha preso per i capelli trascinandomi con forza oltre via Flaminia, dove vi erano dei cespugli rigogliosi”. La peruviana ricorda di essersi opposta “ma uno dei giovani mi colpiva alla testa con una bottigliata mentre un secondo mi sferrava un violento pugno allo zigomo sinistro”. Uno del branco, aggiunge, “mi minacciava puntandomi il collo della bottiglia alla gola” mentre un altro, a quel punto, riusciva a trascinarla oltre il cespuglio.

“Si alternavano nello stupro” – La transessuale descrive dettagliatamente agli investigatori la violenza sessuale subita dai quattro che a turno si sono alternati nello stupro e nel tenerla immobilizzata. “Prima di andar via – ha concluso la vittima – gettavano a terra la mia borsetta dalla quale avevano preso la somma di 40 euro ed il mio telefono cellulare”. È quasi l’alba quando inizia la fuga, finita nove giorni dopo la notte di follia.