Un listone unico da presentare alle elezioni per la Camera che metta insieme Pisapia, Calenda, ma anche Angelino Alfano. La proposta in casa Pd ormai è ufficiale e a farla, dalle colonne della Stampa, è stato il portavoce del partito e deputato Matteo Richetti: “Diciamolo con chiarezza. Che la legge elettorale richieda lista o coalizione, l’esigenza di allargarci per noi rimane. E senza giri di parole, da una parte Calenda e l’esperienza che sta costruendo sui valori dell’Europa e della liberal-democrazia, e dall’altra Pisapia con l’esperienza di un campo Progressista e solidale sono non solo alleati, ma eventuali compagni di strada in una lista unica laddove il sistema continuasse a prevedere questo”. Ma non solo: “Su Alfano la questione è semplice: se si supera la collocazione anche nella denominazione di nuovo centrodestra, si apre un dialogo: come fu quando i popolari scelsero il campo di gioco di centrosinistra in alleanza con i progressisti. Altrimenti non si può partire con questo elemento di ambiguità”.

Richetti, che da qualche mese è rientrato nel Giglio magico renziano, ha quindi difeso la leadership del segretario: “Nelle democrazie moderne si va davanti agli elettori con i leader dei partiti o degli schieramenti. Il nostro leader è più forte e legittimato di prima. Ma, e lo dico da italiano prima che dirigente del Pd, visti i frutti raccolti da questo esecutivo mi auguro che nel prossimo non manchino personalità come Gentiloni, Delrio e Minniti“. Sulle elezioni regionali in Sicilia ha concluso: “La partita in Sicilia è aperta e i siciliani non credo abbiano molta voglia sia della improvvisazione grillina sia delle opacità del centrodestra. La scelta di Mdp e sinistra di non stare nel patto col centrosinistra di sicuro ci indebolisce”.

Una proposta a cui però, per il momento, rispondono con freddezza da Campo progressista. Punto primo, ha detto Marco Furfaro all’agenzia Adnkronos, “noi non faremo la stampella di nessuno”. Punto secondo, “a Pisapia una somma di sigle senza politica non interessa. Noi abbiamo messo in campo tre punti: unità del centrosinistra, discontinuità nelle politiche degli ultimi anni e contendibilità della leadership. Quello che vediamo oggi invece è solo contabilità della politica, somma di sigle in chiave elettoralistica e questo a Giuliano Pisapia non interessa. Uno schema in cui Renzi incensa quanto fatto negli ultimi anni, in cui è il candidato premier senza discussione e ci dà tre posti in lista, è uno schema che non esiste. Non siamo in cerca di posti. E su questo Giuliano ha uno scudo formidabile: non gli interessano le poltrone, ne ha già rifiutate tante in vita sua”. In Sicilia però l’alleanza con Pd e alfaniani su Fabrizio Micari viene valutata. “Nei prossimi giorni -ha replicato Furfaro di Campo Progressista- diremo la nostra. Ma il comportamento di Mdp non è da chi ha a cuore l’unità del centrosinistra. Mdp ha rotto con una decisione unilaterale, senza confrontarsi con noi. A Fava che al Fatto Quotidiano dice che Pisapia è ‘evaporato’ e non si è comportato da leader, rovescio la questione: sono loro che sono ‘evaporati’ senza confrontarsi con noi”. Il percorso con Mdp potrebbe essere compromesso da quanto sta accadendo in Sicilia? “Spero e mi auguro di no, ma se c’è qualcuno che pensa di decidere e che gli altri debbano solo ratificare le decisioni già prese, sappia che così non si costruisce un progetto insieme. E’ un problema di metodo -sottolinea Furfaro- che va risolto”.