Lo sposo è un uomo maturo, cammina con aria compiaciuta e tiene per mano una ragazzina minuta di 12 anni, la sposa. Lei non riesce ad alzare gli occhi da terra, segue le indicazioni del marito, sistema il tulle bianco del velo e posa per le fotografie. Una sposa bambina, un matrimonio forzato, una situazione che l’Unicef definisce come una violazione di diritti umani e di libertà fondamentali.

Quando si parla di spose bambine immaginiamo realtà lontane per geografia e cultura. Ma la città in questo caso è New York. E la scena non passa inosservata. I passanti sono chiaramente scandalizzati, e preoccupati. Alcuni chiamano la polizia o cercano di parlare con la bambina per capire cosa succede. Lo sposo si difende: ha il permesso dei genitori della bambina, e una regolare licenza matrimoniale in tasca.

Il video è un esperimento sociale condotto l’anno scorso da Coby Persin, provocatore e attivista statunitense. Una farsa? Non proprio, perché fino al mese scorso, lo Stato di New York consentiva davvero il matrimonio ai quattordicenni. Il governatore Cuomo infatti si è impegnato personalmente per portare avanti una riforma legislativa che proibisce i matrimoni di minori di 17 anni.

Nel mondo ci sono 15 milioni di matrimoni ogni anno, hanno per protagonista un minorenne, uno su tre ha meno di 15 anni. Un recente studio dell’Unicef ci dice che i paesi con il più alto tasso di matrimoni minorili sono Niger, Repubblica Centroafricana, Chad e Bangladesh. Eppure, non mancano le brutte sorprese in Paesi nei quali ci si aspetterebbe di trovare standard diversi. Infatti, Unchained at last, una organizzazione non governativa impegnata a combattere i matrimoni forzati negli Stati Uniti, stima che tra il 2000 e il 2010 sono stati oltre 248mila i minorenni, quasi sempre bambine e ragazzine, che hanno legalmente contratto matrimonio negli Stati Uniti.

I numeri diffusi da Unchained at last sono sorprendenti e i dettagli delle licenze matrimoniali, analizzati minuziosamente dalla ong, nascondono storie raccapriccianti, come quelle delle tre bambine di dieci anni e del bambino di undici che, complice lo stato del Tennessee, hanno sposato degli adulti. O quella della 14enne sposata con un uomo di 74 anni, col beneplacito dello Stato dell’Alabama.

In Italia, al di là degli episodi, per fortuna sporadici, riportati dalla stampa, rimane ancora difficile valutare l’entità del fenomeno. Da noi esistono norme chiare e una rete efficace di tutele, ma organizzazioni come Trame di terre pensano che di questo fenomeno si parli troppo poco. Secondo Trame di Terre, è importante promuovere sistematicamente il tema del matrimonio forzato nelle scuole, nei centri sociali e in quelli anti-violenza, per far sì che le minori conoscano i loro diritti e sappiano come e a chi chiedere aiuto. Il numero nazionale di Emergenza infanzia (il 114) gestito da Telefono azzurro in collaborazione con il dipartimento per le Pari opportunità è stato la salvezza della quindicenne di Torino che, questa primavera è riuscita ad evitare un matrimonio che la sua famiglia avrebbe voluto imporle.

Sorprende invece il vuoto normativo statunitense e la complicità delle istituzioni, che rilasciano licenze di matrimonio a sposi appena adolescenti. Infatti, se quasi ovunque l’età del consenso ai rapporti sessuali è tra i 16 e 18 anni, in molti Stati i tredicenni e quattordicenni possono sposarsi se hanno il permesso dei genitori. In ben 27 Stati il limite minimo di età per contrarre matrimonio non è stabilito per legge, rendendo legalmente accettabili situazioni allarmanti e assurde come quella illustrata nel video di Coby Persin.

Nove Stati, inoltre, permettono deroghe ai limiti di età in caso di gravidanza, prevedendo quindi una sorta di “matrimonio riparatore” che spesso nasconde abusi e violenze. E’ stato il caso di Sherry Johnson, che appena undicenne e incinta del suo stupratore era stata costretta dai genitori a sposarlo, e che oggi, ormai adulta, si batte per una radicale riforma legislativa.

Questi citati sono casi limite e, per fortuna, relativamente rari. Ciò naturalmente non può e non deve portare gli Stati a minimizzare il problema o a considerare questa grave mancanza di tutela per i minori in qualche modo accettabile. Si tratta, poi, di una situazione in netto contrasto con le politiche di sviluppo internazionale promosse dal dipartimento di Stato americano, quindi dal governo federale. In particolare, la strategia globale a tutela delle ragazze U.s. Global strategy to empower adolescent girls, lanciata nel marzo del 2016, ha tra i suoi obiettivi principali proprio la riduzione dei matrimoni tra minori e la lotta ai matrimoni forzati. Il governo americano usa parole forti in merito: definisce il matrimonio dei minori di 18 anni un abuso di diritti umani, e lo vede come causa di “ripercussioni devastanti sulla vita delle ragazzine, privandole, di fatto della loro infanzia”. Sembra quindi ancora più incomprensibile e intollerabile l’assenza, a livello statale, di tutele più decise per i bambini.