Ci sono l’ascesa e la discesa dell’uomo, prima che del calciatore, dai successi ai festini, dal condottiero al tossicodipendente. C’è un Diego Armando Maradona che brucia e inesorabilmente si consuma fino ad esplodere come un favoloso fuoco d’artificio di Jack Kerouac, nel libro Maradona. Il Pibe de Oro di Raffaele Nappi, giornalista freelance e collaboratore de ilfattoquotidiano.it. Seguendo un ordine cronologico, l’autore racconta dieci significative istantanee della vita del Pibe, non tanto attraverso le sue giocate in campo, quanto per mezzo delle parole e dei gesti suoi e delle innumerevoli persone che lo adoravano (e lo adorano) come un semidio, perché ne ha incarnato lo spirito iperbolico e folkloristico.

Come Agostino, pescatore di Mergellina, che la sera della finale di Coppa Uefa era pronto a uscire in mare in caso di vittoria certo che avrebbe catturato Moby Dick. Non mancano le voci dei detrattori, dei delusi e di chi non lo ha mai compreso, di chi proprio non accetta gli abissi (le vette, secondo l’opposta prospettiva) delle debolezze umane. Maradona simboleggia magia e caducità, per questo è così lontano da campioni come Michael Jordan e Roger Federer, per questo così vicino al suo pueblo. “È un marziano, è un extraterrestre, ed è mio amico”, sorridevano i ragazzini di Villa Fiorito, quasi a renderlo umano.

Incarna l’eroe popolare che ha riscattato il Mezzogiorno nella lotta contro i “padroni” del Nord, da Napoli a Buenos Aires, dall’Italia all’Argentina, dal Sudamerica al mondo intero. Come in Bangladesh dove centinaia di persone protestarono contro la sua esclusione da Usa ’94 al grido di “Dacca arderà se Maradona non tornerà”. Napoli ha adottato Diego, Diego ha dato sostanza ai sogni ed alle speranze di quel popolo borbonico che rifiuta i padroni ma vuole il re, purché venuto dal basso, purché sia idolo e condottiero, a costo di perdonargli tutto.

Maradona. Il Pibe de Oro (108 pagine, Giulio Perrone editore, 10 euro) narra di Icaro che vola troppo in alto e diventa il più grande proprio grazie alla sua incoscienza, che impedisce il decollo a tutti gli altri, ma questo sembra implicarne il tragico destino, il repentino declino e lo schianto. Non è un caso che i geni del passato abbiano avuto vite al limite, stretti tra ciechi sostenitori e detrattori feroci, quasi a voler dire che l’eccesso di estro e di fantasia altro non è che una forma di pazzia, che non va capita ma solo vissuta. Maradona è la follia sportiva più riuscita proprio perché deflagra e Nappi tratteggia quei momenti lasciando che siano l’epicità e la penosità degli eventi narrati a suscitare curiosità nel lettore, sebbene non manchino qua e là delle fughe letterarie che fanno di Maradona. Il Pibe de Oro un racconto extracalcistico.