Il partito trasversale del mattone selvaggio, festeggia. Con i calici di champagne alzati al cielo si brinda invocando un solo nome: Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania. Politico di razza che con il suo uomo ombra, il potente vicepresidente e assessore all’Ambiente Fulvio Bonavitacola, è riuscito a inventare e far ratificare nel ‘laboratorio politico dell’assurdo’ da un incolore e sonnacchioso Consiglio regionale la legge “Misure di semplificazione e linee guida di supporto ai Comuni in materia di governo del territorio”. Tradotto, si tratta di una sorta di sanatoria contro gli abusi edilizi. Norma estiva già impugnata, senza se e senza ma, dal governo amico presieduto Paolo Gentiloni. Sulla carta il problema posto non è nel merito, ma di competenza sulla materia ritenuta esclusivamente statale. La verità è che dalla Campania, devastata dall’abusivismo e dagli interessi fortissimi del ciclo del cemento camorrista, passa nell’Italia dei condoni, delle sanatorie tombali, dell’eterno ‘si può fare’ un nuovissimo e innovativo concetto applicabile su tutto il territorio nazionale.

L’ispirazione politico-filosofico deluchiana ha partorito il concetto della “necessità”. E’ l’ennesima epistemologia italiota che mette tutti d’accordo. In particolare in Campania, dove pendono circa 70mila sentenze esecutive di abbattimento, riesce a far convergere in un colpo solo gli ex cosentiniani, una certa imprenditoria e rassicurare i diversi movimenti per bloccare le ruspe. Se hai costruito una abitazione per “necessità” (concetto discrezionale) è giusto che nessuno si permetta di buttarla giù. E’ un segnale inequivocabile anche e soprattutto in vista delle imminenti scadenze elettorali.

Dicendola volgarmente: l’abusivismo è di massa e i voti fanno venire appetito a tutti. Insomma, se il pragmatico Luigi Di Maio, uno dei leader del Movimento 5 Stelle, arriva a dichiarare nel corso del tour in vista della campagna elettorale per le regionali siciliane : “Si abbatta quando lo ordina il giudice, ma non si voltino le spalle a chi paga l’assenza di pianificazione”. Parole che pronunciate in una terra dove ha regnato Vito Ciancimino con il sacco di Palermo è come buttare benzina sul fuoco.

Anche alla luce della pseudo svolta grillina si comprende davvero allora la vera filigrana, la portata, l’appeal del provvedimento ideato dalla coppia De Luca-Bonavitacola e l’atteggiamento omissivo-silente dell’altra opposizione che di fronte alla gravità del provvedimento è rimasta muta. E’ vero, lo scorso 13 giugno nel corso del dibattito in aula in Consiglio regionale della Campania, nessuno ha proferito parola contro la scandalosa legge sanatoria. Chi si aspettava un intervento come la scena finale del film “Le mani sulla città” con il grande Carlo Fermariello che denuncia il disegno politico-criminoso ai danni di un territorio devastato dagli speculatori neppure se ne è accorto, visto il livello medio dei consiglieri campani.

I clan dei costruttori abbacchiati con la camorra, i reduci e orfani dell’ex sottosegretario all’Economia dell’ultimo governo Berlusconi, ampi pezzi trasversali a tutti i partiti adesso finalmente sanno verso chi indirizzare i propri voti. Tutto si può dire di Vincenzo De Luca e dei suoi uomini ma occorre riconoscere la sua grande capacità di imporre il proprio verbo di fronte a una classe politica locale e nazionale incolore e senza storia. Così, mentre sistema i figli, il presidente della Regione si scontra con il governo su argomenti molto importanti come l’urbanistica, la sanità e i trasporti, quasi che la Campania aspiri a uno Stato autonomo.

Ora è la volta della legge regionale sugli abusi edilizi, impugnata davanti alla Corte Costituzionale dal governo Gentiloni, che la considera una sanatoria di fatto e non ha tutti i torti. Non ci sono piani regolatori che tengono, non ci sono regole urbanistiche da rispettare, non ci sono vincoli paesaggistici da osservare, non ci sono pareri e pronunciamenti invalicabili, non ci sono controlli e tutori dell’ordine che vedono e intervengono. E’ una giungla, dove ognuno copre l’altro.

Ed ecco le leggi filosofiche pronte a disegnare e inventare provvedimenti creativi per rendere possibili con la “necessità”: varianti ai piani urbanistici, varianti al piano regolatore, concessioni con il ‘pezzotto’, varianti in corso d’opera, espropri mascherati e costruiti a tavolino. Avanti tutta con speculazioni, progetti spartitori, appalti e sub-appalti. Questa la trama. Questa la solita trama. Questo è il solito silenzio complice e connivente.