Il finale perfetto prevedeva l’oro, il ventesimo della carriera. Ma qualcosa è andato storto. Quello di Usain Bolt alla pista d’atletica è stato un addio amaro e beffardo, segnato da un grave infortunio nell’ultima frazione della finale della 4×100 dei Mondiali di atletica. Il 31enne giamaicano si è fermato improvvisamente quando era già nel pieno della velocità sul rettilineo dei 100 metri, la sua specialità. Una smorfia e un passo che non funziona. Un grido di dolore e di disperazione prima di accasciarsi ed essere soccorso. In pista è stata fatta entrare anche una sedia a rotelle ma Bolt, scortato dai compagni di squadra McLeod, Blake e Forte, si è rialzato ed ha raggiunto il bordo pista sulle sue gambe. Distrutto e deluso, lui che ha sempre concluso le gare, anche quelle più difficili con il sorriso.

A tagliare per prima il traguardo è stata la Gran Bretagna (37″47), argento agli Stati Uniti (37″52), il bronzo al Giappone (38″04). Un’altra serata shock per Bolt dopo quella di domenica scorsa, in cui ha dovuto cedere il passo agli americani Gatlin e Coleman nella finale dei 100, conquistando solo il bronzo. Sono passate due ore dall’infortunio quando “Lightning Bolt” dà notizie di sé nel cuore della notte. Prima tramite Snapchat, dal lettino del fisioterapista: “Non era certo questo il modo col quale avrei voluto dirvi addio – rivolgendosi ai propri fans – Ho dato tutto, in pista. Ho dato tutto me stesso, come sempre. Mi spiace non essere nemmeno riuscito salutarvi, ma sarò allo stadio domani e mi farò vedere”. Poi tramite Instagram: “Grazie amici miei, affetto infinito per tutti voi”.

Thank You my peeps. Infinite love for my fans 🙌🏽🙌🏽

Un post condiviso da Usain St.Leo Bolt (@usainbolt) in data:

Solo pochi minuti prima il referente sanitario della Nazionale giamaicana aveva spiegato cosa fosse successo: “Si è trattato di un crampo al quadricipite della gamba sinistra – ha spiegato il dottor Kevion Jones – Ma il dolore è stato soprattutto figlio della delusione e dell’impossibilità di concludere la gara”. Secondo altre fonti, però, la vera entità dell’infortunio sarebbe riconducibile a uno stiramento. I compagni di staffetta attribuiscono l’accaduto alla lunga attesa – 40 minuti al gelo – prima della gara, cominciata con 12′ di ritardo rispetto all’orario stabilito. “Ci hanno trattenuto troppo a lungo – le parole di Yohan Blake, che aveva passato il testimone a Bolt– Usain aveva freddo e a un certo punto mi ha detto ‘Questi sono matti, ci han fatto stare qui troppo a lungo e prima di farci partire hanno proposto anche due premiazioni’. Ci siamo scaldati due volte e poi abbiamo dovuto attendere ancora. Ed ecco poi una leggenda come Usain che fine ha fatto”.

“È tutto ridicolo – ha commentato il primo frazionista Omar McLeod – Abbiamo fatto di tutto per rimanere caldi, ma è stato praticamente impossibile. Fa male al cuore vedere cos’è successo”. Ha aggiunto Julian Forte, il secondo frazionista: “È come fosse successo a me. Sono devastato”. Doveva essere una notte diversa, non solo per lui, ma per tutti quelli che hanno sognato durante le gare del gigante giamaicano, vincitore di 8 ori olimpici e 11 mondiali. Ma resta il fatto che l’Usain Bolt che sarà ricordato non sarà quello disteso e dolorante a terra, ma quello che sfreccia e vola nella pista d’atletica battendo l’ennesimo record.