Scontro agguerrito a In Onda Estate (La7) tra il deputato di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, e Don Mussie Zerai, il prete eritreo candidato al Nobel della Pace nel 2015 e attualmente indagato dalla Procura di Trapani per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. A dare il via alla polemica è l’ex ministro della Difesa, che, ospite in collegamento, ride sonoramente quando Don Zerai dichiara che il suo numero di telefono è scritto sui muri delle prigioni libiche. Il conduttore, David Parenzo, redarguisce il parlamentare, che ribatte: “Un detenuto vede quel numero e chiama il prete? Ma non facciamo ridere! Vada a confessarsi. Vada a confessare i suoi peccati dal vescovo“. “Abbia un po’ di rispetto” – replica Parenzo – “non possiamo trattarlo come un criminale”. “E perché?” – insiste La Russa – “Abbia rispetto lui per gli italiani“. “Salvare le vite umane è rispetto per l’umanità, non solo per gli italiani”, risponde il giornalista. “Ma quale salvare?” – accusa il deputato – “Lui ha fatto morire delle persone. Chi fa venire gente via mare, la espone al rischio di morire. Lui ha ucciso le persone“. “Credo che La Russa abbia davvero bisogno di una vacanza“, commenta il deputato Pd Andrea Romano. “Si vada a confessare”, ripete a loop La Russa. “Chi ha bisogno di confessarsi è lei, non io” – replica il sacerdote – “Il fatto che ci sia il mio numero di telefono scritto sul muro di alcune carceri libiche non l’ho inventato io, ma lo ha scritto un giornalista newyorkese che è andato nella prigione di Mishrata e lo ha trovato lì. Legga il suo articolo per informarsi”. “Ah, quindi se lo è inventato un altro” – commenta il parlamentare – “Lei telefona agli scafisti ed è in contatto coi trafficanti di uomini“. “Produca prove“, ribatte il sacerdote. “No, le prove deve produrle lei” – accusa La Russa – “è lei l’indagato, non io”. “Lei mi sta accusando di qualcosa che non ho mai fatto” – risponde Don Zerai – “Lei si assumerà la responsabilità di ciò che sta dicendo“. Il sacerdote poi racconta aver salvato una persona tre giorni fa: “Suo fratello, che vive in Europa, mi ha segnalato che il suo congiunto era in pericolo di vita su un barcone. E io ho chiamato la Guardia Costiera. Se è reato segnalare alla Guardia Costiera che ci sono persone in pericolo di vita, allora mi accusino pure“. “Lo dica ai magistrati”, intima La Russa. “Lo dirò, stia tranquillo” – ribatte Don Zerai – “Se vengo a sapere che ci sono persone in pericolo di vita e non avverto chi di dovere, faccio una omissione di soccorso